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Rifondazione comunista e Alleanza Verdi Sinistra esprimono solidarietà a Moni Ovadia

Attraverso un'interpellanza, il Partito Democratico chiede un giudizio sull'operato del direttore del Teatro Comunale

La decisione di Moni Ovadia di dimettersi dall'incarico di direttore generale della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara non ha lasciato indifferente il mondo della politica. Da parte di due formazioni di sinistra sono giunte parole di solidarietà nei suo confronti. Maurizio Acerbo, segretario generale del Partito della Rifondazione comunista, coordinamento di Unione popolare, ha evidenziato che "le dimissioni di Moni Ovadia da direttore del Teatro Comunale di Ferrara sono conseguenza del clima antidemocratico e intollerante da caccia alle streghe che soffia in Italia e in Europa". 

Il segretario nazionale Acerbo ha aggiunto che "Moni Ovadia ha espresso una legittima critica a Israele e ai suoi governi che è espressione di profonda adesione ai principi della nostra Costituzione e dell'antifascismo. E' indecente poi che venga attaccato da quelli che intitolano le strade a Giorgio Almirante e portano nel simbolo l'eredità dei fascisti italiani che furono complici e corresponsabili dei rastrellamenti e dello sterminio nazista. Dopo la censura subita da Patrick Zaki e dalla scrittrice palestinese Adania Shibli viene costretto alle dimissioni dalla direzione di un teatro uno dei più importanti artisti del nostro paese. La logica della guerra sta creando da tempo un nuovo maccartismo che minaccia la libertà di espressione e di manifestazione criminalizzando le opinioni non allineate al coro guerrafondaio occidentale. All'amico e compagno Moni Ovadia invio la più totale solidarietà di Rifondazione comunista". 

Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi Sinistra, ha evidenziato che "le dimissioni di Moni Ovadia sono il segno della degenerazione più intollerabile del dibattito politico italiano. Non è possibile che il direttore di un teatro, un grande artista del nostro Paese, debba sentirsi costretto alle dimissioni da un teatro pubblico per le sue opinioni, opinioni di un pacifista, che non desterebbero scandalo in nessun altro paese europeo e che sono fondate sul rispetto del diritto internazionale e della vita umana. Moni Ovadia non ha dimostrato infatti alcun disprezzo per la vita degli israeliani brutalmente uccisi negli attacchi di Hamas e ha espresso il proprio senso di angoscia per il destino degli ostaggi israeliani, ma ha evidentemente l'unica colpa di non aver dimostrato indifferenza e disprezzo per le vite dei civili palestinesi e il destino di quel popolo. Questa volta la destra ha passato il segno. Il ministro della Cultura intervenga per ripristinare un clima di rispetto verso gli uomini e le donne della cultura italiana che vogliono continuare a sentirsi parte di un paese democratico, libero e civile". 

Fra le posizioni politiche di solidarietà a Ovadia, è giunta una nota dalla consigliera comunale del Gruppo Misto Anna Ferraresi. "Rispetto Moni Ovadia - ha rimarcato l'esponente di opposizione - per aver dichiarato con coraggio e con profonda verità che 'l'attacco di Hamas è il risultato della politica cieca di Israele',  non mancando di sottolineare però che 'la morte di una sola persona, sia israeliana o palestinese, è sempre una tragedia'", aggiungendo che "il popolo palestinese è  stato dimenticato dalla comunità internazionale. Chi oggi giustamente si inorridisce per le immagini dei civili israeliani, sequestrati, barbaramente uccisi, lo ha mai fatto in tutti questi anni nei confronti dei palestinesi sottoposti ad ogni genere di vessazione, violenza, assedio? Lo ha fatto nei confronti di bambini, uomini, donne, anziani della striscia di Gaza uccisi dai raid israeliani? Non esistono giustificazioni per tali barbarie. E' giunto il momento di porre fine a questa spirale di violenza. Come ci ha insegnato Tiziano Terzani, dobbiamo arrestare questo orrore in corso. L'odio e la cecità non porteranno a nulla di positivo. E' urgente riconsiderare la situazione. E' necessario un grande ripensamento". 

La consigliera Ferraresi ha aggiunto che "in questo caso Moni Ovadia, ha mantenuto la schiena dritta. Non si è piegato a ciò che lui definisce giustamente 'tirrania'. E l'ha sperimentato proprio da coloro che ne hanno tessuto le lodi, quando faceva loro comodo. E' bastato esprimere un pensiero non condizionato dai dogmi della destra governativa, che subito si è scatenato l'inferno. Cos'ha espresso Moni Ovadia se non la verità? Dentro il Consiglio comunale non tutti sono nemici. La mia più sincera solidarietà con l'augurio che non si spenga mai l'attenzione sul popolo più dimenticato del mondo, e che si possa aprire un dialogo vero e sincero, scevro da qualsiasi tipo di condizionamento. Abbiamo davvero bisogno di  creare un nuovo spazio di consapevolezza, libero dai condizionamenti religiosi, razziali, ideologici".

A intervenire sul tema è anche il sindacato dei lavoratori della comunicazione della Cgil Emilia-Romagna e Ferrara. "Il direttore del Teatro Comunale di Ferrara, Moni Ovadia, ha annunciato le sue dimissioni - ha riportato una nota della sigla sindacale - come conseguenza delle pressioni politiche ricevute dall'interno della maggioranza del Consiglio comunale per le dichiarazioni espresse sulla posizione del governo israeliano in merito ai recenti eventi. Il Sindacato dei lavoratori della comunicazione ripudia e combatte ogni forma di censura e di manipolazione politica delle libere opinioni, particolarmente pregiudizievole quando viene esercitata su chi opera nel campo della produzione artistica".

Il sindacato ha continuato che "né in questo caso possono applicarsi richiami da codice penale della incitazione all'odio o della negazione della Shoa, essendo le opinioni espresse dal direttore Ovadia, come del resto la sua storia personale, improntate al ripudio di ogni forma di violenza sia essa derivata da guerra o terrorismo, a maggior ragione contro civili inermi. Purtroppo non è il solo caso di interferenza maldestra della politica cui di recente stiamo assistendo all'interno del mondo dello spettacolo, e questo sollecita le coscienze di tutti i cittadini e le cittadine ad una più ampia vigilanza democratica".

Nel frattempo, è giunta un'interpellanza da parte del consigliere comunale del Partito Democratico Francesco Colaiacovo. L'esponente Dem ha evidenziato che dopo quattro anni, una richiesta del senatore Balboni ha indotto il direttore della Fondazione ad annunciare le proprie dimissioni, senza che il sindaco abbia mai espresso la sua opinione". Il consigliere che siede fra i banchi dell'opposizione ha quindi interpellato il sindaco per conoscere quale sia il giudizio suo e della Giunta rispetto all'operato del direttore della Fondazione Teatro Comunale Moni Ovadia" e "se in qualità di sindaco e titolare per il Comune al 100% della partecipazione nella Fondazione del Teatro Comunale, abbia abdicato a favore del senatore Balboni, consegnandogli la funzione di controllo sull'attività culturale della Fondazione Abbado".

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