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Centro di permanenza per i rimpatri, Minarelli (Pd): "Un modello sbagliato"

Segreteria provinciale e comunale Dem chiedono di rivedere la legislazione

Il Partito Democratico ha espresso la contrarietà alla costruzione di Centri di permanenza per i rimpatri a Ferrara e in tutto il territorio provinciale. Il segretario provinciale Nicola Minarelli, insieme ai gruppi consiliari del Pd dei Comuni del Ferrarese e al gruppo Pd in provincia, ha evidenziato che "i Cpr sono un modello sbagliato, ghettizzano persone e aumentano le probabilità di radicalizzazione e insicurezza. La destra decide di non voler bene a questo territorio e di voler procedere senza ascoltare cittadini e istituzioni". 

A questo proposito, una nota del Pd ha indicato che "in tutti i Consigli comunali (sia ove il Pd è maggioranza sia dove è all'opposizione) e in Consiglio provinciale verrà presentata una risoluzione che impegna le Amministrazioni a manifestare ferma contrarietà a qualsiasi ipotesi di realizzazione di Centri per la permanenza e rimpatrio all'interno di tutto il territorio provinciale di Ferrara, come recentemente evidenziato dal Ministro dell'Interno Piantedosi, dal senatore Balboni e dal sindaco del capoluogo Fabbri. Un'iniziativa che verrà presentata da parte dei gruppi consiliari di centrosinistra, e che intende altresì sollecitare il Governo e il Parlamento a rivedere la legislazione in essere relativa al sistema di detenzione amministrativa disponendo la chiusura dei Cpr".

Il segretario provinciale Dem Nicola Minarelli e i componenti dei gruppi consiliari comunali e provinciale Pd hanno sottolineato che "i Cpr sono un modello che il Pd Ferrara non vuole in provincia e in tutta Italia. Riteniamo inumane, degradanti e pericolose le strutture dei Cpr. Come dimostrano i fatti avvenuti a Torino, e non solo, all'interno dei Centri le persone vivono in condizioni che non dovrebbero mai esistere. Al contempo, strutture imponenti di detenzione o, meglio, carceri a cielo aperto, creano problemi per e con la cittadinanza. Creano conflitti, tensioni e insicurezza. Questa risoluzione vuole difendere i territori, senza lasciarli alla bassissima speculazione che ne sta facendo il Governo di Roma, il quale proponendo un Cpr in provincia di Ferrara si dimentica del nostro territorio, dimostrando che non è tra le priorità del Paese. Per questo chiediamo che le amministrazioni comunali e quella provinciale si impegnino a tutti i livelli per manifestare la loro contrarietà alla realizzazione. Questo è il momento di dimostrare se prevale la politica di parte o gli interessi dei cittadini: decidano gli amministratori di questa provincia da che parte stare".

La nota del Pd ha aggiunto che "non basta più solo la politica, è ora che anche le istituzioni facciano la loro parte, da Bondeno a Comacchio, da Goro a Argenta, da Cento a Mesola, da Lagosanto a Portomaggiore, da Ostellato a Riva del Po, da Copparo a Fiscaglia, da Vigarano a Codigoro, passando per Ferrara. Sono già iniziate le presentazioni della risoluzione, che proseguiranno anche la prossima settimana e nel mese di gennaio".

Enrico Segala, referente per la Nuova cittadinanza della Segreteria dell'Unione comunale del Pd, ha proseguito: "Volete meno clandestini. Dite no al Cpr a Ferrara e provincia. Sarebbe facile parlare ai cittadini In questo modo. Ma noi cittadini e cittadine di Ferrara, ci meritiamo più di così. Certo, gli stranieri rilasciati dopo la detenzione nel Cpr (più del 50%) verrebbero rilasciati sul territorio ferrarese e sarebbero – di fatto – clandestini. Ovvio, questo è un problema dei Cpr che ricade sul territorio. Il no ai Cpr però va al di là del mero slogan. Vuol dire dare piena attuazione ai diritti fondamentali dell'individuo, attuazione piena del principio di uguaglianza e soprattutto attuazione piena degli obblighi internazionali che ci siamo assunti". 

Segala ha concluso che "parliamo di Costituzione. Di valori fondamentali dell'individuo. Di democrazia. L'abbiamo visto lunedì al Cinema Apollo, il docu-film che ha testimoniato ancora una volta che le condizioni interne ai Centri per il rimpatrio non sono democratiche. Stiamo parlando di luoghi dove i detenuti (spesso non persone pericolose, ma 'irregolari') vivono in condizioni pietose e dove vengono dimenticati i bisogni fondamentali come il mangiare, il lavarsi, il curarsi. Difettano i diritti base come il diritto al decoro, alla dignità, all'integrità fisica, il diritto di accedere alle cure o anche il mero diritto difensivo a parlare con il proprio legale. Lunedì sera scorso il cinema era pieno". 

Una situazione che per Segala è "a riprova del fatto che la cittadinanza è solidale al problema e vuole rendersi parte diligente per la causa. Federica Borlizzi dal palco ci ha raccontato che i Cpr sono stati chiusi là dove la popolazione si è unita alle associazioni e ai movimenti e ha fatto nascere uno spontaneo movimento a favore dei diritti dell'individuo, contro queste moderne forme di tortura e privazione della libertà personale, nascoste dalla dicitura 'detenzione amministrativa'. Il Sindacato italiano lavoratori di polizia e le associazioni per i diritti umani o che lavorano per l'accoglienza e l'integrazione hanno già ribadito le criticità sul Cpr a Ferrara". 

Da qui alla dichiarazione che "il Partito Democratico di Ferrara è al servizio di tutti e di tutte, per un no deciso alla costruzione del Centro sul nostro territorio. In modo corale dobbiamo dare voce a chi non può parlare, perché non conosce la lingua, perché non sa di poterlo fare, perché non ha i documenti per farlo. E' tempo che la politica e la società civile operino insieme per cambiare le norme sul diritto all'immigrazione. Il Testo Unico 1998 va rivisto interamente. Il diritto alla 'immigrazione' deve diventare il diritto 'alla 'integrazione'. E questo percorso non può prescindere da alcuni semplici punti. Non vogliamo i Centri per i rimpatri! Non vogliamo la clandestinità! Siamo una Repubblica fondata sul lavoro, vogliamo lavoro e integrazione, come modello di sviluppo sociale in una società sempre più solidale. La solidarietà è anche questo d'altronde: essere titolari di diritti e combattere per chi, quei diritti, non li ha".

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