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Domenica, 14 Aprile 2024
Storia

Scavi della Delizia estense scomparsa, in campo decine di 'archeologi' volontari

L'inizio delle attività, della durata di cinque settimane, è previsto il 20 ottobre

Una campagna di scavi destinata a durare cinque settimane, con il coinvolgimento di studenti e cittadini volontari. E' previsto il prossimo 20 ottobre l'inizio, dal punto di vista materiale, del progetto di archeologia partecipata alla ricerca dell'antica Delizia estense scomparsa (a seguito di un incendio, nel 1632) di Belfiore, nell’area, di circa un ettaro e mezzo, a nord ovest dell'ultimo tratto di corso Ercole I d'Este, nella zona che fu anche di Santa Maria degli Angeli. L'iniziativa è promossa da Comune, che ha deliberato uno stanziamento di 37.500 euro, dalla Soprintendenza e dal Gruppo archeologico ferrarese, con la collaborazione della Provincia e del Consorzio di Bonifica Pianura.

A dedicarsi agli scavi, dunque, decine di squadre di volontari. La funzionaria del Ministero della Cultura Chiara Guarnieri ha spiegato che, alla conclusione delle cinque settimane previste, si procederà con l’elaborazione dei contenuti e dei materiali raccolti. Il lavoro di cittadini e studenti è stato preceduto da rilievi preliminari con magnetometro e georadar, condotti da un'équipe internazionale di professionisti. "Da queste prospezioni geofisiche - ha sottolineato la funzionaria - è emersa la presenza di strutture sotterranee probabilmente riconducibili alle mura dell'antica Delizia, soprattutto nelle aree nord e sud-est. Da qui partiremo, contando di trovare i primi resti già all'incirca mezzo metro sotto terra. L’obiettivo è confrontare la pianta di Belfiore di Giovan Battista Aleotti, conservata nell'archivio Borromeo dell'Isola Bella, e le risultanze del precedente intervento di scavo, con i nuovi ritrovamenti, così da ricostruire la planimetria dell'area". 

Flavia Amato, archeologa professionista e coordinatrice dei lavori, impegnata nella formazione dei ragazzi dei licei 'Ariosto' e 'Roiti' ha aggiunto che "per prima cosa, asporteremo le porzioni superficiali di terreno con un mezzo meccanico. Quindi l’area sarà suddivisa in riquadri di due metri per due: in ogni quadrato si documenterà con foto le fasi dei lavori e i ritrovamenti. Gli scavi saranno realizzati in alcuni punti con la vanga e in altri con la cazzuola e altri strumenti di piccole dimensioni. Ogni passaggio sarà documentato, quotidianamente, sia con il drone, sia con mappe realizzate dagli studenti, in scala, a mano. I reperti trovati saranno posti in particolari sacchetti, su cui sarà indicato il numero del 'quadrato' in cui si trovavano. A seguire saranno lavati, fatti asciugare e catalogati". Tutti i volontari in campo indosseranno maglie con il logo del progetto e materiale video sarà poi raccolto e montato per divulgare e comunicare le scoperte rivelate dall’area di Belfiore. 

Per partecipare al progetto è necessario iscriversi al Gaf. "Un passaggio fondamentale - ha evidenziato la presidente Letizia Bassi - perché garantisce, nel costo di iscrizione di 20 euro, anche la copertura assicurativa". Per contattare il Gaf (che conta 170 iscritti e decine di soci simpatizzanti), occorre inviare una mail a direzione.gaf@libero.it, oppure recarsi in sede, in corso Isonzo 42, al centro sociale Acquedotto, al primo piano. La sede è aperta tutte le settimane il mercoledì e il giovedì dalle 15.30 alle 17.30. Gli studenti coinvolti, dei licei 'Roiti' e 'Ariosto', condurranno invece la loro attività nell’ambito delle convenzioni tra Ministero e gli stessi istituti, per la formazione sul campo. 

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