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Giustizia

Omicidio di via della Ghiara, Stefano Franzolin condannato al risarcimento

Nell'Appello, proposto a fini civilistici, è stata riconosciuta la sua responsabilità

La Corte d'Assise d'Appello di Bologna ha riconosciuto la responsabilità di Stefano Franzolin nell'omicidio della madre Alberta Paola Sturaro. L'Appello, proposto a fini civilistici, ha riguardato il processo per i fatti di via della Ghiara. Nel marzo del 2021 l'uomo aveva ucciso la madre soffocandola con un cuscino nella stanza da letto dell'appartamento di Ferrara. Nel primo grado, Franzolin era stato assolto dal reato di omicidio volontario aggravato in quanto ritenuto totalmente incapace di intendere e di volere.

La decisione della Corte d'Assise d'Appello di Bologna è invece intervenuta "in parziale riforma dell'impugnata sentenza, ritenuta la responsabilità dell'imputato Franzolin Stefano in relazione al fatto illecito di cui al capo a), ritenuta la ricorrenza del vizio parziale di mente". Da qui alla "condanna al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili Franzolin Sonia e Franzolin Alessandro, da liquidarsi in separata sede, concessa una provvisionale di euro 50mila, a favore di ciascuna di essa". Franzolin dovrà dunque risarcire i fratelli.

"Adesso è venuta fuori la verità – ha commentato Sonia Franzolin - e cioè che mia madre è stata uccisa non all'esito di un litigio con Stefano, ma mentre era coricata a letto, e colta di sorpresa. Per soffocarla Stefano le aveva anche rotto una costola, e poi aveva ricomposto il letto e il cadavere, per far credere ad una morte naturale. Solo grazie alla tenacia del nostro difensore siamo riusciti a dimostrare che non si è trattato di un 'raptus', ma di un omicidio preordinato, il cui movente trae origine dalla scoperta di numerosi prelievi indebiti di danaro che mio fratello Stefano aveva fatto dal conto corrente di mia madre, a sua insaputa, utilizzando le due carte bancomat che le aveva sottratto, insieme alla carta di identità".

Sonia Franzolin ha aggiunto che "fin dalla prima fase delle indagini avevo chiesto per due volte al Pubblico Ministero di essere sentita personalmente, per fornire il mio contributo alla ricostruzione del fatto, ma lui se ne è completamente disinteressato, e questo comportamento, rispetto alla perdita di mia madre, è stata per me una ulteriore ferita". Sono previsti 90 giorni per le motivazioni della sentenza.

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