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Spal, derby di grinta e rimpianti: il palo salva il Cesena, finisce senza gol

Settimo risultato utile di fila: Edera e Rabbi promossi, ma l'attacco rimane sterile

Notte da derby, notte quasi da leoni per la Spal. La capolista, lanciatissima, Cesena è inchiodata al muro con uno 0-0 condito persino da qualche rimpianto. Perché l’occasione più nitida del match è biancazzurra e perché, se la classifica recita 29 punti di differenza, il campo dice tutt’altro. Al Mazza zero gradi e zero gol, poche vere emozioni, ma l’indice della fiducia della banda di Colucci tocca forse un picco mai sfiorato prima.

Non è tutto oro quello che luccica, perché il fatto di non segnare rimane un cruccio, ma per una notte Collodel e soci si regalano una gragnuola di applausi. Servirà trasformarli anche in vittorie, certamente, perché poi alla fine è la classifica che decide chi sorride davvero e chi traghetta verso il baratro (che solo a pensare fa venire i brividi), ma la palla ora rotola con più fluidità. Affare non scontato, dato che fino a poco prima di Natale l’aria dalle parti di corso Piave era ben più inquinata. Poi Santa Claus deve aver compiuto un mezzo miracolo, o qualcosa del genere.

La Spal, di fatto, è un giovincello che si trova di fronte alla più bella della classe, dicesi capolista: ma nonostante l’appuntamento galante, non tradisce l’emozione e si regala la prestazione che sogna da una vita (in questo caso dal match di andata, disastroso e doveroso di vendetta). Colucci, alla vigilia, fornisce ai suoi soldati praticamente carta bianca: liberi di giocarsela, Edera e compagni se la giocano davvero.

Dopo il primo brivido – al 5’ Berti impegna Alfonso di testa – sono i padroni di casa a cercare la via del gol. Nel giro di un quarto d’ora, tra il 13’ e il 26’, Rabbi tenta due volte di scolpire il proprio nome nella storia, ma lo scapello è spuntato. Poi è il turno di Edera, che dopo un paio di tentativi di cross decide di salire in cattedra con un mancino che, però, muore lemme lemme alla sinistra di Pisseri. Al 43’ si sveglia anche Maistro – non granché il suo derby – che serve ancora Rabbi, il quale sfiora nuovamente l’iscrizione nel registro degli esultanti.

La ripresa non regge il confronto con il primo tempo e il match scivola lento verso un finale incolore. Ma c’è spazio per l’emozione più grande, come si diceva prima: al minuto 48 – inteso come tre del secondo tempo – lo spauracchio romagnolo Sphendi va vicino al gol, ma nella sua porta, svirgolando un rinvio che colpisce il proprio palo. Sugli sviluppi dell’azione, Edera tira, la sfera viene deviata due volte e arriva sui piedi di Collodel, che segna. Ma è in fuorigioco e anche di parecchio. Bandierina alzata, urlato strozzato in gola, ma è sostanzialmente tutto giusto.

Poi, tra una girandola di cambi e qualche ‘infortunio’ tattico di Alfonso a perder tempo, il match non regala altro da dichiarare. A Ferrara si temeva la nebbia e non c’è stata. Si temeva la capolista e quasi non s’è vista. Si temeva l’imbarcata dell’andata – che in un derby fa male sempre il doppio - e invece la nave biancazzurra ha retto il colpo. Anzi. Colucci ha dimostrato di aver stretto le viti giuste per chiudere le falle difensive. La Spal ora è più solida e arcigna. Ma contro la più bella della classe non ha disdegnato neppure qualche giocata.

La notte più fredda dell’anno, insomma, va in archivio con un sorriso. Ora la percezione – e usare questo termine, a Ferrara, è molto rischioso, lo sappiamo bene – è che il primo passo verso la risalita sia compiuto. La scarpetta, insomma, è stata infilata. Serve allacciare anche l’altra, però, quella dei gol all’attivo, per riprendere il cammino verso un posto al sole in classifica. Al caldo, diciamo. Lontano dai brividi. Quelli comunemente chiamati playout.

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