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Giorno della Memoria, consegnate le medaglie d'onore ai familiari degli internati militari e civili

L'iniziativa si è svolta in presenza degli studenti delle scuole ferraresi

Dalle vicende di un nonno che non ha mai potuto conoscere i suoi nipoti a quelle di chi annotava ogni dettaglio della deportazione in agende microspiche, destinate alla pubblicazione dopo la sua scomparsa. Nel corso della mattina di venerdì 26 gennaio, a partire dalle 10.30, in una rinnovata Sala Estense si è celebrata la cerimonia di consegna delle medaglie d'onore del presidente della Repubblica agli ex internati militari e civili nei lager nazisti e ai destinati al lavoro coatto durante il secondo conflitto mondiale. L'iniziativa, alla presenza degli studenti delle scuole ferraresi, è inserita all'interno degli eventi per il Giorno della Memoria, ed è stata organizzata dalla Prefettura e dall'Istituto di Storia contemporanea, in collaborazione con il Comune di Ferrara.

"Le testimonianze dei familiari degli internati presenti oggi sono sintomatiche di quanto accaduto, danno il senso e il valore di quanto, dopo l'apertura dei cancelli di Auschwitz, è stato in parte scoperto, disvelato". A introdurre la giornata di riflessione è stato il prefetto Massimo Marchesiello, che ha invitato gli studenti presenti a vedere luoghi come la Risiera di San Sabba e ascoltare le testimonianze, seppur indirette, dei familiari. L'assessore comunale alla Cultura Marco Gulinelli, che ha portato agli studenti e alle istituzioni presenti in Sala Estense i saluti del sindaco Alan Fabbri. 

"Le parole e soprattutto i silenzi dei familiari oggi presenti a Ferrara raccontano appieno le atrocità vissute da persone nostre concittadine, nate a Ferrara o in qualche paese della provincia. Parliamo di nonni, ma anche di padri e madri, strappati alla vita e alla dignità. Persone che oggi non ci sono più, e che non possono più testimoniare questa indelebile atrocità. Per questo è importante che continui a esserci una partecipazione attiva degli studenti a queste iniziative, per mantenere viva la consapevolezza di questa pagina nera della nostra storia", ha commentato il primo cittadino Alan Fabbri.

"La consegna delle medaglie oggi - ha sottolineato l'assessore alla Cultura, Marco Gulinelli - è simbolo di riconoscimento e di rispetto da parte della Repubblica italiana, il ricordo di una testimonianza che non può essere negata. E' nostro dovere contrastare ogni forma di antisemitismo, razzismo, ma anche ogni forma di discriminazione e violenza, per promuovere la pace, la solidarietà e i diritti umani. Un augurio di serenità e di speranza va alle famiglie delle persone che oggi omaggiamo, con un ringraziamento particolare per aver condiviso le loro esperienze e le loro emozioni".

Hanno inoltre partecipato all'iniziativa la presidente dell'Istituto di Storia contemporanea Anna Quarzi, il presidente della Provincia Gianni Michele Padovani e il presidente della Consulta provinciale degli studenti Martino Ravasio, per cui "cancellare il passato la storia è pericoloso, e ricordare è un dovere morale". L'intervento del docente Andrea Baravelli si è concentrato infine sugli internati militari italiani. Non essendo più presente nessuno tra i superstiti, sono state pertanto consegnate le medaglie ai loro familiari.

Le storie

Le medaglie sono andate a Dino Dal Pozzo di Argenta e a Ezio Emiliani, militare e mitragliere, internato e sottoposto al duro lavoro coatto. "Mio nonno - ha ricordato la nipote - è morto giovane e non ha conosciuto nessuno dei nipoti. Non ha mai parlato a nessuno del suo vissuto, ma quando abbiamo scoperto la sua storia abbiamo dato un senso a tante cose". La figlia Rosetta ha ritirato la riconoscenza per Pio Penazzi, nato ad Argenta e lì deceduto nel 2018, fu catturato nel 1943 in provincia di Alessandria. Sempre argentano è anche Rino Stignani, nato nel 1913 e morto nel 1955, dopo l'internamento in vari campi. "Anche lui non ha mai voluto parlare della sua esperienza - ha spiegato il nipote Alessandro - se non alcuni accenni alla fame terribile patita in quei mesi". Alfonso Cariani era nato a Cento. Militare, fu deportato e internato in Germania. 

"I pidocchi mi divorano la carne, la fame - è quanto ha scritto nel giorno del suo trentaseiesimo compleanno - si fa sentire sempre di più. Credevo che non sarei resistito alla notte". Ivo Cariani, deportato in Germania nel 1943, riuscì a tornare in Italia il 5 settembre del 1945. Per Altero Bianchini ha ritirato la medaglia la figlia Antonella. Scomparso nel 2003, era originario di Ferrara, fu prelevato dalla falegnameria e internato. E poi Beniamino Biolcati, originario di Codigoro, nato il 4 ottobre 1910, deceduto nel 1992. Militare, fu catturato a Bolzano e deportato in Germania. "Scrisse giornalmente dall'8 settembre alla Liberazione - ricordano i parenti - su delle agende microscopiche con una scrittura da miniaturista. Quando morì, ritrovammo questi scritti, venne stampato tutto e fu pubblicato un libro". Il figlio Stefano ha ritirato la medaglia alla memoria di Albino Gennari. Militare aviere, fu catturato a Tirana, in Albania, deportato in vari campi di concentramento. Riuscì a tornare in Italia. Silvano Carmelo Viviani era un pescatore, militare in Marina. Fu catturato nel 1943 e deportato in Dalmazia. Morì nel 1944 per "deperimento organico". 
 

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