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Verso Spal-Ancona, Colucci: "Ci manca personalità. Allenamenti? Un po' bastone, un po' carota"

Il mister ha provato a spiegare il momento della squadra: "Ma i ragazzi non sono rassegnati"

Quella contro l’Ancona (sabato alle 16.15 al Mazza) è l’ennesima prova del nove per una Spal sull’orlo del baratro. L’ennesima sfida per Colucci per riuscire a raddrizzare la rotta di una nave che sta andando alla deriva. I tifosi biancazzurri, complice il gemellaggio con quelli marchigiani, faranno festa sugli spalti (è attesa una maxi coreografia), ma al tempo stesso non perdonerebbero ad Antenucci e compagni un altro passo falso. Così, ancora una volta, il Paolo Mazza diventerà un catino da brividi, con euforia e pressione pronte a mescolarsi.

Mister, alla luce di questa situazione molto delicata, come si può guardare alla gara con ottimismo?
“Attraverso il lavoro e l’entusiasmo. Bisogna migliorare e fare qualche errore in meno”.

In settimana ha notato qualche cenno positivo? Anche sotto il punto vista dell’umore.
“Non penso che il gruppo sia piatto e rassegnato. Poi vanno anche riconosciuti i meriti dell’avversario in certe partite. Noi dello staff parliamo spesso con i ragazzi, anche per capire le problematiche tattiche e di posizionamento. La volontà è sempre quella di andare in campo e vincere le partite”.

A livello tattico, si torna alla difesa a tre e ad Antenucci punta?
“A Carrara volevamo andare in avanti, ma abbiamo tenuto poco palla, per bravura dell’avversario. Per quanto riguarda la difesa a tre, vediamo: anche perché quando hai una squadra giovane, cambiare ogni settimana non è un bene. A livello offensivo, non dipende tanto dal modulo, ma dall’interpretazione che si dà al modulo”.

Lei ci dice che i giocatori lavorano bene in settimana e dopo le partite conferma che i ragazzi hanno dato il massimo. A cosa ci si può appigliare, allora, per sperare di uscire da questa situazione?
“Io continuo a dire che i ragazzi si impegnano al massimo. Per cercare di far andare l’episodio a nostro favore, però, serve limitare gli errori. E su quello ci lavoriamo. So che il tempo passa e non voglio prendere in giro la gente”.

Contro l’Ancona cosa chiederà ai suoi giocatori?
“Di giocare, di andare forte, di onorare la maglia. Cambierò magari qualche parola, ma chiederò di fare la partita, di arrivare negli ultimi 20 metri e tirare in porta”.

Tra i difetti lei ha citato più volte la poca lucidità nell’ultimo passaggio: al di là di questo, cosa non le sta piacendo?
“Ci manca un pizzico di personalità. In certi ruoli manca un po’ di carisma. Serve più coraggio di fare una giocata. L’ultimo passaggio è importante, ma si può tirare anche da fuori”.

Come si può sopperire alla mancanza di personalità?
“Tutto questo, a volte, deriva dal fatto che la situazione non è idilliaca. Per sopperire serve non mollare mai: a volte basta una giocata fatta bene e si aumenta l’autostima. Serve capire anche i vari momenti di una partita”.

Ha provato a cambiare il suo approccio durante gli allenamenti?
“Dipende sempre la domenica cosa fai: se vinci poi vuol dire che durante la settimana ti sei comportato bene, indipendentemente che tu abbia avuto un approccio militaresco o no. E viceversa. Comunque le stiamo provando tutte: cerchiamo di dare sia la carota, sia il bastone”.

L’Ancona è in un buon momento: che tipo di partita si aspetta?
“L’Ancona è in fiducia, grazie ai risultati positivi. Sarà una partita difficile. Noi non la dobbiamo vincere nei primi minuti, non serve andare all’arma bianca. Sarà importante capire i momenti in cui bisogna attaccare e quelli in cui serve difendere. Anche il minimo errore in questo momento lo paghiamo caro”.

Come è spiegabile che una squadra di professionisti, riconosciuti come seri, possa essere impaurita già alla 14esima giornata?
“Bisogna vedere dove gli altri sono, in certe situazioni, più bravi. Dopo il gol non abbiamo la reazione? E’ un cruccio che ho dentro e ne parlo spesso con i ragazzi. E’ doverosa la reazione, al netto del fatto che servirebbe non prendere gol, ma magari farlo”.

Da inizio stagione, non si sono mai viste due formazioni consecutive identiche: nel calcio di oggi, con i cinque cambi, è ancora un fattore avere i cosiddetti ’11 titolari’ o no?
“Non giocano sempre gli undici migliori, ma i migliori undici di quella settimana. Delle volte mi piacerebbe fare la stessa formazione, ma spesso non ci riesco. Però di norma non sono un allenatore che battezza gli undici e va avanti così”.

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