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Sabato, 22 Giugno 2024
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Mister Leonardo Colucci si presenta: "Non mi interessa il giocatore che sbaglia, mi dà noia chi si ferma"

Il nuovo tecnico biancazzurro ha sottolineato, per i prossimi impegni, l'importanza di lavorare sull'aspetto mentale

Dalla pressione, che è costantemente presente nelle varie categorie, alla cura dei dettagli. Senza tralasciare i tempi di assimilazione degli errori negli elementi più giovani e la chiarezza sulle fasi di gioco con e senza palla. Il nuovo tecnico biancazzurro Leonardo Colucci ha spaziato su diversi temi, nel corso della presentazione alla stampa. Nell'occasione, l'allenatore è giunto accompagnato dal direttore generale Corrado Di Taranto e dal direttore dell'area tecnica Filippo Fusco.

"Prima di iniziare con la presentazione di mister Colucci - ha dichiarato Corrado Di Taranto - è doveroso ringraziare mister Di Carlo per la professionalità, l'umanità e il lavoro svolto in questi mesi. Siamo particolarmente contenti di avere Leonardo con noi e che abbia accettato con entusiasmo la Spal. Assieme al direttore Fusco abbiamo scelto l'allenatore e la persona e siamo convinti che con la sua personalità, la sua voglia di lavorare e il suo entusiasmo siamo ci darà quella spinta che oggi ci è mancava e che ci servirà per il futuro. Gli do quindi il benvenuto anche a nome del presidente".

Il direttore dell'area tecnica Filippo Fusco ha evidenziato che "cambiare allenatore è sempre difficile, soprattutto se si ha avuto a che fare con una persona come Mimmo di Carlo che aveva accettato questa sfida con grande entusiasmo e voglia. A volte, però, il nostro ruolo è ingrato, ma è frutto della responsabilità. Cambiare allenatore è una sconfitta, e oggi la sconfitta è soprattutto mia, però, ripeto, abbiamo una responsabilità importante e una situazione difficile da cui si doveva uscire. Abbiamo scelto Leo perché è un lavoratore, ha entusiasmo, conosce la categoria, ha sempre dato un'impronta chiara alle sue squadre dal punto di vista tattico, è un malato di calcio come lo siamo noi, e sono sicuro che le sue competenze daranno un'identità a una squadra che ha dei valori e di conseguenza arriveranno poi anche i risultati".

Fusco ha sottolineato che "la decisione presa non è legata solo ai risultati, ma al fatto che stavamo andando in una direzione che non era quella auspicata all'inizio. In queste prime giornate non ho visto una crescita, ma una regressione. Le ragioni, le abbiamo analizzate dentro lo spogliatoio, con il direttore Generale e con Emanuele Righi, perché prima di prendere delle decisioni così forti, ovviamente, ci si deve fare delle domande e ce le siamo fatte. Questa è una squadra di qualità e ha bisogno di giocare in un certo modo. Con Di Carlo ci siamo riusciti solo a tratti, non lo abbiamo fatto con costanza e questo ha determinato i risultati. Tanti allenatori avevano dato disponibilità a venire alla Spal, ma Colucci è stata la prima scelta perché crediamo che la sua conoscenza dei giocatori della Spal, della categoria, oltre alla sua esperienza con i giovani saprà trasmettere la giusta mentalità per valorizzare sia i giocatori di talento, che quelli di qualità e i giovani. Ringrazio il presidente Tacopina ancora una volta per la fiducia dimostrata. Perché ancora una volta le scelte fatte assieme al direttore generale Di Taranto sono state fatte in totale autonomia, e di cui ci assumiamo le responsabilità. E mi riferisco sia all'esonero che alla scelta del nuovo allenatore".

Il nuovo tecnico spallino Leonardo Colucci ha aggiunto di associarsi "alle parole dei direttori su mister Di Carlo, persona che conosco. E so quanto è difficile un esonero, sia per chi lo attua che per chi lo subisce. Ringrazio anche il presidente che mi ha affidato la squadra, una cosa non banale, la responsabilità è tanta soprattutto perché la squadra di cui si sta parlando è la Spal. Per quanto riguarda la squadra, l'ho trovata bene. I ragazzi hanno sofferto questa situazione, ma è normale e, anzi, positivo perché vuol dire che hanno un'anima. Ho fatto due allenamenti, è una squadra che come tutte sta giocando ogni tre giorni e quindi, in questo momento, devo fare attenzione a non fare danni. E' una squadra composta da tanti giovani, motivo per cui bisogna dare certezze, poche indicazioni ma chiare per non fare confusione".

Quale è la sua idea di gioco?
"Per quanto riguarda il modulo di gioco che prediligo, posso dire che sono un allenatore che si adatta alle caratteristiche tecniche dei giocatori che ha disposizione. Metto il giocatore davanti all'allenatore. All'inizio, ripeto, non bisogna fare danni, ma bisogna valutare e osservare: ci sono tanti giovani bravi e importanti che vanno sostenuti. Avendo fatto il settore giovanile, so che l'errore passa dall'apprendimento e bisogna dare loro tempo, anche se il presente non esiste perché è già passato. Il sistema di gioco non è statico e può variare, ma l'importante è avere le idee chiare sia quando si ha la palla, sia quando non ce l'hai, bisogna riconoscersi in campo, avere il vantaggio delle idee".

Perché ha scelto la Spal, nonostante in questo momento ci sia un certo tipo di pressione?
"La pressione c'è sempre, anche in terza categoria. Non c'è una piazza dove non c'è la pressione perché in Italia interessa solo il risultato. Non interessa come vinci o come perdi, e dobbiamo provare a cambiare anche questa cultura. Conosco la Spal, so la sua storia, so dove sono e questo mi affascina, poi bisogna vincere e ne sono consapevole. Alleno per passione, per voglia e per missione. Bisogna lavorare forte anche sui particolari e le sfumature. Devi andare forte. Non mi interessa il giocatore che sbaglia, mi dà noia chi si ferma. Quindi cercherò di lavorare su questo".

Cosa si porta dietro dalle sue esperienze in panchina?
"In Italia bisogna capire cosa significa vincere perché sappiamo che se arrivi secondo sei un fallito, ma faccio un esempio: se l'obiettivo era di portare la macchina a 120 chilometri orari e arrivi a 110, io come allenatore ho vinto, perché ho fatto crescere i giocatori facendoli andare più forti. In passato ho commesso degli errori, ma ho dato sempre grande passione e voglia. E ho sempre detto a tutti i miei ragazzi che se si vuole essere ricordati per il nome dietro la maglia, si deve giocare per il logo davanti. Se noi faremo questo a Ferrara, dove i giocatori che danno il massimo sono riconosciuti, allora noi vinceremo sempre, al di là del risultato che è comunque importante".

Che idea si è fatto di questo girone?
"Ho fatto per 4 anni il girone B della Serie C, la verità è che quest'anno ci sono tante squadre attrezzate per fare un campionato di vertice importante, a differenza delle mie esperienze precedenti. Il girone B, quest'anno, è il più difficile e per questo dobbiamo prepararci soprattutto mentalmente ad affrontare il campionato, che è tosto e difficile perché noi siamo la Spal, e all'avversario la motivazione viene facile. Ci aspettano tutti al varco, e siamo noi con grande umiltà a dover preparare le partite al 120% perché al 110% si fa fatica, ma al 120% ce la giochiamo. Non esiste una partita che si vince facile".

Dove lavorerà per preparare queste due partite che arrivano?
"Sull'aspetto mentale, che è fondamentale. Non bisogna aver paura quando si ha la palla, e i ragazzi devono giocarla con serenità. Ho detto a loro che la colpa, da ieri, è solo mia. Non devono entrare in campo contratti, ma devono giocare la partita e non farsi giocare dalla partita".

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