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Sabato, 24 Febbraio 2024
Calcio Giardino-Arianuova-Doro / Corso Piave

Spal, (s)pareggio da polemiche e paura: a tre minuti dalla fine il Var cancella la rimonta contro il Perugia

Doppia traversa ospite, Zanellato e La Mantia fischiati, si rivede Pepito. Ora serve più di un miracolo

Fallo o non fallo? Il dilemma, forse, riecheggerà per l’eternità negli spalti del Mazza. E per la Spal l’agonia prosegue. Adesso, però, senza più gli appigli, preziosissimi, degli scontri diretti. La permanenza nella categoria, se avverrà, dovrà essere conquistata contro avversari decisamente fuori portata, perché anche l’ultimo match point è rotolato giù per le scale di cantina senza la gioia più grande.

Sui teleschermi nazionali, le facce incredule degli 11mila del Mazza al minuto 87 sono più o meno quelle andate in onda un’oretta abbondante prima dalle parti di Napoli: motivi diversi, anzi opposti, ma destini comuni, in un pomeriggio che per un momento ha avuto il sapore più dolce. Ma il perché si scrive ciò, sarà spiegato a suo tempo. Perché quel maledetto minuto 87, quel Var, quell’urlo strozzato in gola sono figli di una sfida da nervi tesi, errori, orrori, emozioni. Roba, insomma, da otto volante. Ma, purtroppo, non da Oddo volante.

Spal-Perugia è la partita dell’anno. Lo è alla vigilia. Lo conferma il campo. E forse sarà ricordata così anche in futuro. E non in chiave positiva. Maistro parte forte e dopo 3 minuti impegna Furlan su punizione, poi il gelo: nemmeno altri sei giri d’orologio e Nainggolan si ferma. Alza il braccio, chiede il cambio. Al suo posto c’è Zanellato. Il ‘10’ entra su un calcio d’angolo per il Perugia: palla in mezzo, testa di Casasola, palla dentro. Gelo su gelo. Il solito sonnellino difensivo, con Dalle Mura e La Mantia marcatori d’aria (e non d’area).

Il Perugia giochicchia, anche se nelle gambe ha la stessa dose di paura irrorata nei polpacci di Dickmann e soci. Un’iniezione di pathos che al minuto 40 pervade ancor più in profondità vene e arterie di Ferrara e provincia, quando Kouan centra la traversa. Sembra un incubo continuo, ma l’intervallo cambia il volto della sfida. Fuori Zanellato, entrato e uscito dal campo come un turista si può dilettare a fare con la porta girevole dell’hotel, e dentro Fetfatzidis. Bordata di fischi per il ‘10’ che è già sotto la doccia e forse, complice il sapone nelle orecchie, non li sente. Lo stesso trattamento verrà riservato una dozzina di minuti dopo a La Mantia, che invece se li ascolta tutti.

Ma al 61’, il regista occulto del film del pomeriggio dell’anno decide che è il momento per il colpo di scena. Maistro crossa, sempre quel Casasola di prima alza il braccio e Manganiello decreta il rigore. Moncini si presenta dal dischetto senza pensieri e il suo missile centrale infiocina Furlan, per un 1-1 che rimette il treno biancazzurro sui binari per la salvezza. Prossima stazione: rimonta. Ma prima del minuto 87 (ci arriviamo, eh) c’è tempo centoventi secondi da montagne russe.

Tra il 72’ e il 73’ Luperini risuona il gong della traversa biancazzurra, prima che Alfonso perda il pallone su un cross innocuo e Di Serio appoggi fuori il più comodo degli assist involontari. Gol sbagliato, gol subito. Regola antica, quando però gli arbitri erano solo umani e il Var non c’era. Già perché a tre giri di lancette dal novantesimo, Pepito appoggia per Prati che di prima apre per Maistro, che sempre al volo disegna un diagonale da favola sul secondo palo. Il Mazza esplode, Oddo, staff e panchina entrano in campo, Ferrara risorge.

Nella partita dell’anno, il centrocampista trova il gol dell’anno. I seggiolini di corso Piave riscoprono la gioia di tremare per un boato profondo. Momento di nostalgia pura, degli anni felici che furono, che dura però fino all’ultimo, decisivo, momento di gelo. Il controllo al Var. Moncini, ad inizio azione, tocca il pallone con un braccio, che però è attaccato al corpo. A Manganiello l’ultima sentenza: pollice verso, si resta 1-1. E’ la fine di un sogno durato forse un minuto, forse qualcosina in più. La tecnologia spegna l’emozione.

Il recupero è un lento incedere di pensieri. Di ciò che poteva essere e non è stato. E, soprattutto, del grande rifiuto: per uno sport sempre più business, per una passione annichilita da un occhio elettronico, per una (quasi) sentenza arrivata con il giudizio più crudele. Rimangono Palermo (sabato alle 16.15), Parma e Pisa, per un’impresa anche possibile sulla carta, ma ogni fine settimana più difficile. Rimane l’amaro sapore di un sorriso cancellato per un dubbio. Rimane, tra gli spalti del Mazza, il dilemma eterno su quel fallo. Su quella mano. Quella figurata che sarebbe stata preziosa per continuare a sperare, trasformata in un attimo in quella ben più materiale, buona solo per spingere la ciurma ancora più a fondo.

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