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Domenica, 3 Dicembre 2023
Calcio

Spal, a Recanati è un amaro naufragar: Del Favero sbaglia, ora è vera crisi

Puletto rosso, Maistro tira fuori dallo stadio. Sconfitta 1-0: ira dei tifosi sui social

Cinque lettere per una serata da incubo: crisi. Non c’è altro da dire, non c’è altro da sperare. La Spal vista a Recanati autorizza ad un pessimismo cosmico che nemmeno il celeberrimo poeta padrone di casa, forse, ha veramente mai provato nella sua pur esile esistenza. Mentre tra la fila dei ferraresi, di esile c’è tutto quanto: tenuta fisica, mentale e tattica. Eppure, il manuale d’istruzioni per invertire la rotta pareva che Bertini e compagni l’avessero letto. Non diciamo imparato a memoria, come si fa appunto per le poesie, ma almeno sfogliato. E invece no.

I biancazzurri affondano contro chi in casa aveva raccolto la bellezza di zero punti. E non è un dolce naufragar, sempre per citare lo scrittore dell’Ottocento. Si allontanano, così, le cristalline spiagge della promozione (ora la Turris è a +12) e si avvicinano quelle pregne di alghe e pantano dei playout (2 miseri punti sul Rimini). Ed è solo l’inizio di ottobre. Ma pare quasi la fine di tutto.

E pensare, si diceva, che gli ingredienti per risorgere dalle ceneri del Manuzzi c’erano tutti: stadio – se così si può definire – da campo di paese, numero 10 avversario pettinato come Orlando Bloom ne ‘Il signore degli anelli’, illuminazione da discoteca di periferia e striscione ‘Vamos Comanchero’ che, per i più distratti, poteva assomigliare ad un tifo quasi casalingo, seppur lagunare. Ah, con terreno sintetico: quei praticelli in teoria buoni per chi della tecnica ne fa un vanto, dove la palla scorre come fosse una sfera colorata su un tavolo da biliardo.

Roba per palati sopraffini, insomma. E forse è proprio questo il problema. Qui le pietanze non sono per nulla da ristorante stellato, quanto piuttosto da mensa per i poveri. Con un sottofondo stonato di una musica che suona già a lutto. Sui social, sicuramente, ma non solo.

Senza Antenucci, Maistro e Dalmonte (i primi due in panchina per scelta tecnica, il terzo infortunatosi a pochi istanti dal fischio d’inizio), la Spal comincia con due tiri stentati di Rabbi e Puletto. Pochissima roba, ma di questi tempi sembra già qualcosa. Anche se il patatrac è dietro l’angolo. Minuto 19, cross di Sbaffo, volo a vuoto di Del Favero che si scontra anche con Bruscagin e Morrone insacca a porta vuota.

E qui ci sarebbe da aprire una parentesi graffa, che ingloba quella quadra e quella tonda, per analizzare un po’ tutto. Da quello che succede in campo a quello che succede (o forse non succede) in via Copparo. Perché la staffetta tra portieri non ha mai pagato, eppure si continua a cambiar gettone mandando di fatto in tilt la giostra, perché la fiducia in chi presidia l’area di rigore è da effetto valanga stile Albertone Tomba a Calgary nell’88 e perché, gira che ti rigira, tutti corrono. Tutti gli altri eh, ma quelli della Spal no.

Analisi a parte, il match continua. E non è un bene. Perché al 39esimo Del Favero la fa ancora più grossa: uscendo a vuoto di nuovo, ma stavolta su una palla bassa, quasi ferma. Solo Peda, con uno strattone disperato, ferma Longobardi ad un passo dal raddoppio. Il Tubaldi, 882 anime, esplode quasi fosse il Bernabeu per un rigore limpido limpido che non viene concesso: buono per i biancazzurri che i riflettori del campetto d'erba di plastica illuminino un po’ sì e un po’ no e che ciò all’arbitro “il guardo esclude”.

Eppure c’è dell’altro. Perché l’inizio della ripresa è una comica, stile Villaggio e Pozzetto. Entra Antenucci per Celia, la Spal è a trazione anteriore e Di Carlo ci crede. Ma passano 18 secondi, Puletto falcia Prisco e si intasca il secondo giallo. Quindi rosso, doccia e addio ai sogni di gloria. O meglio, alla sola speranza di poterla pareggiare.

Perché Collodel e soci iniziano a imbarcare acqua da tutte le parti, con la Recanatese che concede la grazia in più occasioni. Nel marasma di idee tattiche e tecniche biancazzurre, al 66esimo c’è spazio anche per un tiro di Maistro fuori dallo stadio. Sì signori, fuori dallo stadio. Non capiterà molte volte di poter scrivere una frase del genere, quindi è bene approfittarne. Perché fa capire alla perfezione la valenza del momento ma anche e soprattutto quella dei viaggi che il club di Tacopina si è guadagnato con la retrocessione dell’anno passato.

Il finale è un mesto incedere di minuti che sfilano ordinati sul cronometro senza emozione alcuna. Angeletti, classe 2005, è il più pericoloso. E anche questo è da aggiungere all’elenco degli esempi sulla valenza del momento di cui sopra. Adesso, pensare al domani fa quasi paura. Anche perché la ricetta per invertire la rotta pare non esser presente in nessuna credenza di via Copparo. E così diventa dura. Perché il momento di crisi, da passeggero, rischia davvero di diventare ‘Infinito’.

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