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L'intervento

Patriarcato, Savini (Ferrara Nostra): "Un tempo vere lotte, oggi si pensa al vocabolario"

La consigliera interviene sul tema dopo la recente manifestazione avvenuta in centro storico

Riceviamo e pubblichiamo:
“Coprirsi di ridicolo, in nome del sostegno alla donna, è molto frequente. Nel secolo scorso abbiamo avuto donne che hanno lottato con grande sacrificio, fino allo sfinimento, perlopiù in silenzio, dentro le proprie case, nel proprio ambito familiare o negli ambienti di lavoro, per permettere a noi oggi di vivere libere. 
Donne che hanno sofferto, rischiato, hanno condotto battaglie con grande serietà ed impegno e alcune hanno pagato con la vita. Ora noi oggi abbiamo il dovere di valorizzare questo grande sacrificio, lo dobbiamo esaltare sviluppando politiche a sostegno della famiglia, della maternità con particolare attenzione alle madri lavoratrici.
Distogliere il dibattito sulla violenza che dilaga nella nostra società per spostarlo su di un problema di presunto patriarcato italico, senza riconoscere che la vera emergenza di violenza patriarcale appartiene soprattutto alle realtà guidate dalla religione islamica (è sotto gli occhi del mondo la disperata condizione delle donne in Iran, vittime di atroci quotidiane violenze) è un’operazione strumentale che nulla ha a che vedere con le oneste e coraggiose lotte del XX secolo.
Concentrarsi sulle modifiche al vocabolario, per garantire ad ogni parola la desinenza femminile non è una battaglia, è una presa in giro. Alla maggior parte delle donne, me compresa, non solo non interessa l’operazione di piegare la nostra bella lingua italiana al femminilmente corretto, ma risulta essere offensiva sia per la nostra cultura sia per l’intelligenza dell’universo femminile.
Le lotte delle transfemministe (confesso che ho dovuto più volte concentrarmi sul significato di questa definizione) condotte a suon di vacui slogan contro i governi nazionale e locale, a detta loro razzisti, sembrano perlopiù occasioni pretestuose per ricercare visibilità, nelle quali il fil rouge nella confusione totale di tutta la loro rabbiosa comunicazione su temi di geopolitica, salute, cultura, sport e addirittura anche inquinamento, è la sempre e costante avversione al mondo maschile.
Per una società sana l’antitesi, intesa come battaglia, uomo-donna è un principio fallimentare: solo coesistenza, comprensione e rispetto reciproco sono garanzia di una buona qualità di vita per tutti e comunque di sicuro l’emancipazione femminile non si ottiene con una ‘Ə’"
Francesca Savini, Gruppo Ferrara Nostra

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