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Politica

Sanità, una petizione di Azione per "evitare che le famiglie si indebitino per curarsi"

Una delle finalità della richiesta è implementare un grande piano di abbattimento delle liste di attesa

"Che il Servizio sanitario nazionale sia in uno stato di grande difficoltà è cosa nota soprattutto tra chi ha avuto problemi di salute in tempi recenti. Nel panorama nazionale la situazione dell'Emilia Romagna è relativamente favorevole ma solo perché altrove è letteralmente catastrofica. Tuttavia anche della nostra Regione esistono disparità e forti distorsioni: Ferrara si trova infatti, anche in campo sanitario, buona ultima sia in termini di performance che di costi". A intervenire sul tema è Luciano Feggi, presidente provinciale di Azione.

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Il referente locale in ambito sanitario del partito di Carlo Calenda ha aggiunto che "la coesistenza a livello provinciale di due Aziende sanitarie, una ospedaliero-universitaria e una territoriale, tutt'altro che perfettamente integrate (nonostante il martellante marketing locale fatto al proposito) non favorisce i risultati né in termini di efficienza che di efficacia". Feggi ha evidenziato che, "ritornando al livello nazionale, si è giunti a una situazione di emergenza per il Ssn dovuta a politiche che datano ormai da decenni, conseguenza di una errata interpretazione del concetto di aziendalizzazione, doverosa per la razionalizzazione del sistema ma condotta, come si suol dire, con l'accetta ed effettuata senza scendere nei dettagli delle diverse realtà". 

Da qui alla considerazione che "non stiamo imputando all'attuale Governo tutte le responsabilità che tuttavia persistono nel momento in cui non riconosce il grado di allarme che impone soluzioni drastiche e una valutazione seria delle priorità nell'allocazione delle risorse", e al lancio di "una petizione a livello nazionale per salvare il Servizio sanitario pubblico. Non essendo la sanità né di destra né di sinistra, tale petizione è evidentemente aperta a tutti coloro, partiti e società civile, che condividono il problema e le soluzioni proposte". 

Il testo della petizione

Nel testo della petizione, disponibile sulla pagina Facebook 'Ferrara in Azione', viene rimarcato che "il Servizio sanitario nazionale, sistema che dal 1978 a oggi ha garantito il maggior incremento dell'aspettativa di vita tra i Paesi ad alto reddito, è ormai al collasso: mancano 40mila medici, tra ospedalieri e medici di Medicina generale, e 65mila infermieri. Ci sono 10 milioni di prestazioni urgenti in arretrato, 4 milioni di persone rinunciano a curarsi a causa delle liste di attesa e dei costi da sostenere per rivolgersi al privato, 2 milioni di persone si indebitano per curarsi. Abbiamo solo 3,1 posti letto ospedalieri ogni 1000 abitanti (Germania 8, Francia 5). Negli ultimi 20 anni sono stati chiusi 261 ospedali pubblici".

La petizione è evidenziato che "i tempi di attesa sono inaccettabili (ad esempio, fino a 24 mesi per una mammografia). La spesa privata in sanità ha superato i 40 miliardi di euro. A causa delle condizioni di lavoro nei Pronto soccorso, metà delle borse di specializzazione per l'Emergenza-urgenza non vengono assegnate e quindi non avremo più medici di Pronto soccorso. I medici italiani vengono pagati 70mila euro in meno all'anno rispetto ai colleghi tedeschi. Gli infermieri italiani vengono pagati 20mila euro in meno all'anno rispetto ai colleghi tedeschi. Negli ultimi 20 anni hanno scelto di lavorare all'estero oltre 180mila professionisti sanitari. La spesa pubblica pro-capite italiana in sanità è meno della metà di quella tedesca. Nel 2025 il finanziamento del Ssn sarà pari al 6,2% del Pil, una percentuale inferiore a quella di vent'anni fa".

La richiesta conclusiva rivolta al Governo è "di adeguare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale agli standard dei Paesi europei avanzati, portandolo in tempi brevi all'8% del Pil, per implementare un grande piano di abbattimento delle liste di attesa, per aumentare gli stipendi di medici e operatori sanitari e per rafforzare il Servizio sanitario nazionale. Questa non è una battaglia di medici e infermieri, è una battaglia di tutti gli italiani. Perché evitare che le famiglie si indebitino per curarsi è un principio di civiltà e un dovere per il nostro Paese, perché nessun Paese può essere definito veramente civile se a una persona viene negata assistenza sanitaria perché non ha i soldi per pagarla".

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