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Sabato, 18 Maggio 2024
L'intervista

Botti, dall'assistenza domestica agli anziani alle aziende 'family friendly': "Centro più attrattivo senza auto"

Le ricette del candidato sindaco per incentivare natalità e turismo: "Obiettivo alle elezioni? La base è il 5%"

Per richiamare il lavoro di squadra e l'idea di concretezza alla base del suo progetto politico Ferrara Futura, il cui nome è stato svelato poco dopo un intervento sul palco della Leopolda, cita uno sport praticato a lungo come il rugby, "duro nei contrasti, ma estremamente leale". Daniele Botti è il quarto candidato sindaco in corsa alle prossime elezioni amministrative. Una candidatura civica, sostenuta da Italia Viva e intenzionata a intercettare l'interesse dell'elettorato moderato, o sfiduciato da una politica caratterizzata esclusivamente da contrapposizioni ideologiche.    

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L'annuncio della sua candidatura è arrivato a poco più di tre mesi dalle elezioni. Una tempistica così ristretta rappresenta un elemento per ribaltare gli schemi, o è un punto di debolezza?
"E' una situazione dovuta a tante questioni in ballo. Io sono partito cinque anni fa con un appoggio realmente civico a Fabbri. Un sostegno che è poi venuto meno quando quel progetto si è 'partiticizzato' eccessivamente, e sono finito per essere l'ultimo civico rimasto. Non sono stato rinnovato nel Cda di Acer, dove ricoprivo l'incarico di vicepresidente, e da lì ho cominciato a costruire le basi di una candidatura che si è concretizzata solo pochi mesi fa".       

Come è scattata una sintonia con Italia Viva?
"Il partito mi ha contattato per manifestare interesse verso il mio progetto, in uno scenario caratterizzato dalla difficoltà di sostenere altri candidati. Io sono un papà e un giovane imprenditore, ho giocato a rugby per diversi anni in Serie B, sono stato presidente dei giovani di Confcommercio, ruolo dal quale mi sono dimesso in concomitanza con la scelta di candidarmi".  

Cosa può anticipare dei candidati della lista in suo sostegno?
"Oltre a quella di Italia Viva, ci sarà una lista civica in mio appoggio che io definisco 'di rottura'. Il denominatore comune è la competenza sugli argomenti. Ci sono docenti provenienti da realtà accademiche come l'Università Bocconi, ci sono avvocati, ci sono professionisti e figure disposte a mettersi al servizio della città. Domenica 14 aprile alle 18.30 in Sala Estense, è previsto l'incontro pubblico per la presentazione del progetto".   

Nella sua agenda politica la decrescita demografica è un fattore strettamente interconnesso con l'economia. Esiste una ricetta, nel medio periodo, per invertire la tendenza negativa?
"Per affrontare i singoli problemi, noi partiamo dall'analisi dei dati nella loro contestualizzazione per arrivare allo studio dei virtuosismi presenti in Italia e quindi alle proposte concrete. Sul tema della denatalità nel nostro territorio, la prima colpa è del centrosinistra che non è stato in grado di fornire delle risposte per porvi rimedio. Tuttavia, esistono delle buone pratiche che possono trovare un riscontro nella realtà ferrarese".

Qualche esempio?
"Penso al Trentino-Alto Adige e agli incentivi a favore di pubblici esercenti che rendono i loro servizi a misura di famiglia, anche con accorgimenti come la presenza di fasciatoi o di spazi per l'allattamento. Destinare a queste aziende 'family friendly' dei contributi a fondo perduto o delle misure di defiscalizzazione andrebbe nella direzione di creare un contesto favorevole a invertire la tendenza negativa. Poi penso all'esperienza virtuosa del 'Quoziente Parma', dell'adeguamento cioè del sistema tariffario dei servizi alla persona in funzione di una serie di fattori legati al proprio nucleo familiare, a partire dal numero dei componenti".         

Lei ha spesso posto l'accento sul 'partito dell'astensionismo'. Perché è una realtà così popolosa?
"L'astensionismo è un problema tipicamente italiano ed è strettamente correlato con quella polarizzazione tossica fra destra e sinistra. E' un fenomeno che si nota prevalentemente sui social network, basta scorrere i commenti a corredo di notizie politiche, dagli attacchi personali ai rimandi alle questioni giudiziarie. Ma è in grado di generare dei risvolti concreti, come la disaffezione crescente da parte dell'elettorato".

C'è un elettorato di riferimento al quale si rivolge, e un obiettivo di consensi che si è posto?
"Per quanto riguarda gli elettori, penso che siano interessati a temi concreti e non a quella parte di politica che è più 'partitica'. Sugli obiettivi, la base è il 5%. L'idea di essere considerato una mina vagante, peraltro, mi consente di potermi confrontare con tutti, senza essere prima leggibile".     

Il candidato di Ferrara Futura Daniele Botti

Nel suo intervento alla Leopolda, lei ha raccontato della sua esperienza personale e familiare, e dei suoi genitori alle prese con il tema dei bambini in affido per 14 volte. Perché le politiche familiari devono tornare al centro dell'agenda politica?
"Quando ero più piccolo mi è capitato di ascoltare un messaggio dell'Associazione famiglie numerose, che ripeteva che più figli vuol dire più futuro. Ne ho colto il significato quando sono diventato padre. E sono convinto che la priorità debba essere la libertà di poter creare una famiglia. A questo proposito, diventano essenziali le condizioni del contesto per far crescere un nucleo familiare, dagli accessi agli asili nido alle scuole materne. Tornando al 'Quoziente Parma' a cui accennavo prima, mi piacerebbe che si potesse applicare anche all'accesso alle case popolari".        

Sul tema dei tempi di attesa nella sanità, lei ha proposto un insieme integrato di azioni. E' stato elaborato con il coinvolgimento di vari addetti ai lavori?
"Sì. Le azioni riguardano il potenziamento del fast-tracking, uno smistamento più efficace dei pazienti con codici bianchi e verdi, il rafforzamento del ruolo del bed manager, la creazione di unità di permanenza breve, oltre a nuovi protocolli a tutela di pazienti e personale sanitario, e a unità per l'assistenza domestica agli anziani per alleggerire il Pronto soccorso dagli interventi a bassa complessità". 

Ci sono le risorse economiche per garantirlo?
"Il concetto è che quando non ci sono le coperture finanziarie, deve intervenire il management per abbassare alcuni costi. Anche in questo caso, per capire dove intervenire per potenziare un servizio è importante l'analisi dei dati, per esempio su quando si verificano i picchi di afflusso al Pronto soccorso".  

L'analisi dei dati come punto di partenza è una riflessione che vale anche per il turismo?
"Certamente. Se non ho un monitoraggio costante dei dati che indica il numero dei pernottamenti in città da parte di chi arriva per assistere a un evento, non avrò una visione strategica per strutturare quei flussi in modo longevo. Nella mia visione, l'offerta non può non portare benefici alle aziende del territorio e l'intrattenimento non può limitarsi a eventi 'mordi e fuggi' o destinati alla consumazione di food & beverage".   

Un ulteriore capitolo del dibattito politico è la sicurezza. In quale ambito è necessario investire risorse per garantirla?
"Il problema demografico è alla base di ogni ragionamento. La sicurezza di un luogo deriva da quanto è vissuto e frequentato dai suoi abitanti, dalle relazioni che vi si sviluppano. La mancata sicurezza, il degrado e l'illegalità sono fattori che aumentano quando i luoghi sono abbandonati".

Nel suo programma, quale spazio trovano il tema dei trasporti e quello dell'ambiente?
"Sono argomenti sui quale esiste un ulteriore ed elevato rischio di polarizzazione. Guardando con concretezza al centro storico, per esempio, è fondamentale che sia privo di macchine anche in chiave turistica. Ovviamente occorre unire l'utile al dilettevole. E andare incontro alle esigenze lavorative di carico e scarico in orari programmati".      

A prescindere dal risultato alle urne, c'è un luogo di Ferrara che le piacerebbe venisse valorizzato da queste elezioni?
"Io sono nato e vivo al Barco. Un quartiere che in passato ha vissuto le sue difficoltà e che, in un certo senso, rappresenta uno specchio della città. Mi piace ricordare don Silvio e la comunità di giovani che sono cresciuti lì. E l'idea che uno di loro sia riuscito ad aprire un'azienda, mi fa pensare alla forza di chi sceglie di rimanere".

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