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Venerdì, 19 Aprile 2024
L'intervista

Elezioni, Lodi (Lega): "Nelle frazioni un miracolo, Anselmo incoerente. Cpr? Ho incontrato il ministro"

L'esponente del Carroccio non si nasconde: "Abbiamo una lista con civici e giovani. Io punto a superare il 2019"

Dalle frazioni al palazzo, Nicola Lodi si prepara ad affrontare una campagna elettorale importante. L’obiettivo personale è ambizioso: superare le oltre 1.200 preferenze del 2019. Quello di partito è altrettanto innovativo: inserire nel mondo politico personaggi della società, “gente civica” come la definisce lui, e giovani. Sempre con il focus sul tema della sicurezza – tra Gad e Cpr – e senza disdegnare qualche frecciata all’avversario di sempre: il Partito Democratico.

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Partiamo dal tema più caro alla Lega: la sicurezza. Quanto è stato fatto in questi cinque anni di mandato?
“Penso che la linea tracciata sia perfetta, ma bisogna continuare così. Da mesi non accadono fatti gravi, accoltellamenti, risse in zona Gad. La situazione che abbiamo ereditato nel 2019 era grave, con uno stato di assedio del crimine davvero pesante. Oggi ci siamo riappropriati dei territori e gestiamo, grazie alle forze dell’ordine e all’Esercito, la continuità. Non rinnego nulla di quello che ho fatto”.

La critica che viene mossa è che la microcriminalità si è semplicemente spostata. Come risponde?
“I dati delle forze di polizia dicono che la criminalità è in diminuzione, poi non esiste una città in Italia a spaccio zero. Vanno eliminati gli episodi più gravi e serve colpire chi compra. Oggi vengono effettuati arresti e perquisizioni, è la cosiddetta ‘fase 2’: prima non veniva fatto nulla di tutto ciò. E’ chiaro, però, che è un percorso che ha bisogno di tempo”.

Sicurezza fa rima anche con Cpr: qual è l’idea della Lega su questo?
“Strumentalizzare politicamente il Cpr è un’arma a doppio taglio. Forse a sinistra non sanno che di tutte le persone irregolari che vengono trovate in città in una settimana ne viene mandata solo una al Cpr, in media, perché non c’è ricettività. Io sono favorevole ai Cpr in Italia. Ma attenzione: io, insieme al sottosegretario Molteni, ho incontrato di persona il ministro Piantedosi e non c’è mai stata alcuna conferma del fatto che qui ne verrà costruito uno”.

Altro aspetto del programma della Lega, nel 2019, fu quello delle frazioni. Che clima ha trovato?
“I nostri investimenti certificano il fatto che prima non era stato fatto nulla. Abbiamo fatto un miracolo. Io vivo lì praticamente da cinque anni, sono presente ogni giorno. Anche in questo caso posso dire che la situazione ereditata era pesante e, adesso, abbiamo investito milioni di euro per infrastrutture, verde, servizi. Il Pd ha perso le elezioni con le frazioni e continuerà a perderle perché nel frattempo la Lega ha lavorato molto e con un pensiero di continuità”.

Passiamo proprio alle elezioni: il fatto che vi siano quattro candidati vi favorisce?
“Il tema vero è che la sinistra è divisa e non ha trovato la quadra. Aver diviso i Verdi, Sinistra Italiana, Zamorani e Zonari significa non essere uniti. Fabio Anselmo non è un civico, è un candidato voluto dal Partito Democratico, imposto dall’alto. In più, a sinistra c’è una lista vecchia. Mi ha stupito, in tal senso, non vedere nomi come Merli, Bertolasi e Baraldi: dove sono finiti?”

La lista della Lega, invece, come è stata composta?
“La Lega, ad oggi, è il partito che ha lanciato più nomi del mondo civico, da Scroccarello a Gattus fino a Stefano Perelli, un agente della Questura che ha lavorato anche per sconfiggere la mafia nigeriana. Segnale che continuiamo a puntare sulla sicurezza. Poi ci sono Maria Grazia Cristofori (che ha il coordinamento infermieristico della Terapia intensiva neonatale) e molti giovani. Infine, una parte della ‘vecchia guardia’, come Cavicchi. Senza dimenticare Cristina Coletti, che definisco il mio braccio destro”. 

A livello locale, gli equilibri del centrodestra avranno un peso diverso rispetto a quelli della politica nazionale?
“Ovviamente sì, la politica nazionale ha pesi diversi. Io posso dire che a Ferrara andiamo tutti d’accordo e siamo uniti. Andiamo tutti nella stessa direzione e su questo sono tranquillo. In tal senso, anticipo che lunedì inizierò un’importante campagna di comunicazione in città, con manifesti, poster e una apecar comprata per l’occasione”.

A proposito di comunicazione, Anselmo ha dichiarato di non amare i social. Voi, invece, ne fate uno strumento di lavoro quotidiano. Quanto potrebbe pesare questo ambito nella corsa alle elezioni?
“Al di là dei social in sé, il vero punto è come si usano: noi li conosciamo e li usiamo in modo moderno. Anselmo, invece, sta dimostrando tutta la sua incoerenza. Prima dice di non volerli utilizzare, poi con quelli ci attacca il sindaco. E’ il candidato perfetto del Pd: dice una cosa e ne fa un’altra”.

Chiudiamo con una domanda personale: per giugno che obiettivi si dà? Il ruolo di vicesindaco potrebbe essere messo a rischio da Alessandro Balboni?
“In questo momento mi concentro sul lavoro. Poi è normale che prima delle elezioni si facciano i nomi di trenta assessori e venti vicesindaci. Ma ripeto: sono tranquillo. Io sono quello che, nella storia della città, ha preso più voti (nel 2019 furono oltre 1.200 le preferenze) e credo di aver lavorato bene in questo periodo. Quindi l’obiettivo, per quanto ambizioso, è quello di migliorare questo dato”.

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