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Venerdì, 19 Aprile 2024
L'intervista

Elezioni, Balboni (FdI): "Centrosinistra fratturato, il Feris costerà di più. Io vicesindaco? Se i numeri..."

Il presidente provinciale del partito del premier fa l'identikit di Anselmo: "Non ha un programma, difficile criticarlo"

Giovane ma con già una lunga carriera politica alle spalle. Alessandro Balboni, presidente provinciale di Fratelli d’Italia (e assessore comunale della Giunta Fabbri), è già proiettato sulle prossime elezioni di giugno. Ma, almeno a parole, non in chiave personale. Un’eventuale riconferma della coalizione di centrodestra potrebbe portarlo a diventare vicesindaco? Al momento lui dice di non pensarci, di lavorare per la comunità e per il suo partito. Il tutto, senza disdegnare qualche sana frecciata politica al centrosinistra: “Già fratturato al suo interno”.

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Partiamo dalla sfera privata: quanto è complicato farsi apprezzare come Alessandro e non come ‘figlio di Alberto’?
“E’ un tema che ricorre nella mia vita e nella mia carriera politica ormai da 17 anni. Sinceramente ritengo di aver avuto una grande fortuna ad avere un maestro di vita (e di politica) come mio padre. La sensibilità su molti temi, come l’ambiente, la devo a lui. Per me è un onore essere associato a lui, non certo un limite. Ad ogni modo, in questi oltre quattro anni di mandato tutti noi della Giunta abbiamo dovuto dimostrare di essere all’altezza”.

Anni di carriera, poi l’arrivo in Giunta. Come si è trovato?
“E’ stata una grande soddisfazione e una ventata di entusiasmo. Essendo sia esponente di partito sia assessore, ho provato a tenere in Giunta un presidio di Fratelli d’Italia. Penso che l’ascesa del centrodestra abbia rappresentato un segno importante di discontinuità con il passato sotto il punto di vista dell’ascolto dei cittadini e dell’approccio democratico. In passato, l’ascolto avveniva solo quando c’era allineamento tra chi governava e chi sollevava questioni: oggi il dialogo è trasversale. Ed è un lusso che noi non abbiamo mai avuto”.

Quali sono i temi di punta del suo partito?
“Abbiamo sempre posto l’accento sulla sicurezza, capitolo sul quale è stato fatto tanto ma c’è ancora molto da poter sviluppare. Poi c’è il lavoro, tema sul quale la nostra provincia sconta 70 anni di malagestione: serve un piano politico adatto ad attirare nuove realtà imprenditoriali. Poi c’è il nodo generazionale, perché la città è sempre più anziana: bisogna far combaciare i bisogni di questa parte di popolazione con quella più giovane (che dobbiamo saper trattenere anche dopo la laurea). E poi c’è il capitolo dell’ambiente, su cui è stato fatto molto rispetto al passato”.

A proposito di ambiente. Come valuta la questione Feris?
“Il Feris non esiste più da mesi. Serve un nuovo piano di recupero e conversione dell’ex caserma: per questo è in previsione un percorso partecipativo. Aver detto ‘no’ ha avuto impatti importanti, specie sugli investimenti: ora far quadrare il progetto sarà complesso, dato l’aumento dei costi. Ma contiamo di riqualificare l’area entro la fine del prossimo mandato”.

Per arrivare al prossimo mandato, però, serve passare attraverso le elezioni. Il voto in Sardegna ha dimostrato che l’unità aumenta le chances di vittoria: qual è la situazione all’interno del centrodestra ferrarese?
“Sia a livello locale che provinciale il centrodestra è saldo e coeso. In 9 situazioni su 13 c’è già la quadra sui candidati sindaci, mentre sugli altri quattro siamo fiduciosi di chiudere il discorso a breve. In questi cinque anni noi ci siamo distinti per l’approccio istituzionale e il rispetto degli avversari. Siamo cresciuti e ora ben radicati, con 1.114 iscritti in provincia e 350 nel solo Comune di Ferrara. In più abbiamo una base giovanile tra le più forti, con 112 ragazzi: è un importante serbatoio di energie e risorse”.

L’attualità, però, parla anche di un’ondata importante di odio. Lo testimoniano gli atti vandalici che avete subito a Ferrara, Argenta e Cento. Teme che nei prossimi mesi questo clima si possa ulteriormente inasprire?
“Non è la prima volta che i toni, in campagna elettorale, diventano esagerati: nel 2019 fui aggredito fisicamente durante una marcia per il clima. Una parte politica, all’avvicinarsi del voto, esaspera il clima, con preoccupazioni ‘lunari’ e insensate, come il pericolo del fascismo. Da anni subiamo angherie, ma reputo che la situazione sia tutto sommato contenuta, al netto di alcuni episodi isolati. Io vado nelle piazze e incontro molte persone: noto entusiasmo e positività e una condanna unanime a quei gesti”.

A sfidare Fabbri c’è Anselmo: che tipo di avversario è?
“La sua grande debolezza sta nel fatto che non sia riuscito a riunire il centrosinistra. Gli avversari, così, partono fratturati, perché la compagine che lo sostiene è estremamente eterogenea (i 5 Stelle hanno battagliato varie volte contro il Pd). Non vedo come possano coniugare visioni comuni sui temi locali. La sensazione è che sia un’accozzaglia, nata solo per provare a battere Fabbri, ma senza programma”.

In che senso?
“Fino ad ora l’unico motto è stato il fatto di voler cacciare Fabbri a tutti i costi. Sul programma hanno addirittura pescato dall’attività amministrativa, cose che abbiamo già concluso, come il progetto per la linea di autobus a idrogeno”.

Quindi non riconosce nemmeno un pregio ad Anselmo?
“Uno ce l’ha. Sarà difficilmente criticabile nel merito. Ma questo perché dovrà necessariamente esprimere un programma di mandato vago e generico, sennò rischia di litigare su tutto con i suoi alleati. In questo senso, lo ripeto, sarà dura controbattere nel dettaglio”.

Concludendo, lei è l’esponente più importante di Fratelli d’Italia e il suo partito è al comando dell’Esecutivo nazionale. In caso di riconferma di Fabbri, si aspetta una poltrona da vicesindaco?
“Io non penso agli incarichi e ai ruoli, ma al lavoro che c’è da fare. Io lavoro per Fratelli d’Italia e punto a portare in Consiglio una squadra che sia numerosa e preparata, con tanti giovani all’altezza delle sfide futuro. Poi, in base al risultato e al consenso, come prevede la legge politica, ci aspetteremo la valorizzazione dovuta: chiederemo ciò che c’è dovuto, nulla di più, nulla di meno”.

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