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Lunedì, 17 Giugno 2024
Sindacati

Poste italiane, Artosi: "Ingresso di capitali privati? Alto rischio di desertificazione"

Il segretario generale della Slc Cgil ha posto l'accento sulle eventuali ripercussioni sulla qualità dei servizi

La discussione politica relativa al decreto di privatizzazione di Poste italiane ha suscitato reazioni nel mondo sindacale, a livello nazionale e locale. 

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"In un territorio vasto come quello della provincia di Ferrara – ha dichiarato il segretario generale della Slc Cgil di Ferrara Fabio Artosi - spesso l'ufficio postale rappresenta l'unico servizio a disposizione dei cittadini e l'unica possibilità di accedere a servizi della Pubblica amministrazione. Con l'ingresso dei capitali privati si andrebbero a privilegiare le logiche del profitto rispetto a quelle delle comunità e il rischio di desertificazione del territorio diventerebbe altissimo, fenomeno già riscontrato nel sistema bancario".

Il sindacalista ha aggiunto che "un altro interrogativo si apre rispetto alla consegna della posta tradizionale: da anni Poste lamenta che il servizio sostenuto dallo Stato è in perdita e se prevalgono le logiche del profitto, l'azienda, nella migliore delle ipotesi dovrebbe ridurlo ulteriormente con evidenti ripercussioni sulla qualità dei servizi e anche sul lato occupazionale".

Una posizione che ricalca quanto sostenuto dal segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo e dal segretario nazionale Slc Nicola Di Ceglie. I due esponenti sindacali, convinti che la scelta del Governo sia "sbagliata, irresponsabile, antisociale", hanno evidenziato che "la più grande azienda italiana non può essere ceduta o messa sul mercato. Le poste, presenti capillarmente in ogni piccolo centro del Paese, con 130 mila dipendenti, svolgono una funzione di coesione sociale insostituibile".

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