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Lo studio

Caro bollette, Ferrara maglia nera in regione per gli immobili che sprecano più energia

Secondo uno studio condotto da Siape, il 64% degli edifici rientra nelle classi F e G, le peggiori. In classe A solo il 3,1% delle case: altro dato negativo

L'efficienza energetica degli immobili come strumento per contrastare il caro bollette, ma in Emilia-Romagna più della metà degli attestati di prestazione energetica ricade ancora nelle classi F e G, quelle con i consumi più alti. E Ferrara, in tal senso, è maglia nera. Lo dice una ricerca condotta da Siape, il sistema informativo sugli attestati di prestazione energetica sviluppato da Enea, che evidenzia come proprio l'ammodernamento e l'efficientamento siano da considerare le armi più utili per contrastare gli aumenti dei costi di luce e gas. Tra i Comuni capoluogo dell'Emilia-Romagna, insomma, la nostra città è quella che registra il maggior tasso di edifici meno efficienti: il 64%, contro una media regionale che si attesta sul 57,4%. Allo stesso tempo, è anche quella con meno immobili in classe A.

Ma andiamo con ordine. E partiamo, come detto, dalla classe che maggiormente permette un risparmio: la A. A Ferrara – considerando l'insieme di quattro sottoclassi – appena il 3,1% delle case ricade in questa categoria, contro una media regionale che registra invece un 6,9%. Meglio di noi, ovviamente, tutte; a partire da Reggio Emilia (4,3%), per proseguire con Modena (4,8%), Ravenna (5,7%), Rimini (6,3%), Piacenza (7,1%), Bologna (7,3%), Forlì-Cesena (9,1%) e Parma (18,7%).

Ferrara fanalino di coda anche per quanto gli immobili di classe B (1,3%, contro una media delle realtà dell'Emilia-Romagna che si attesta all'1,8%). Poi lo scarto con le città confinanti si assottiglia, sino all'ultimo parametro. Secondo lo studio, la somma degli edifici in classe F e G – le peggiori – vede Ferrara capolista. Un triste primato che evidenzia come in città il 64% degli immobili consumi ancora troppo. In questa speciale graduatoria, al secondo posto vi è Modena (61,7%), seguita da Reggio Emilia (60,9%). Poi, via via, tutte le altre realtà, che però registrano percentuali inferiori al 60% e che portano la media regionale ad attestarsi sul 57,4%.

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