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Venerdì, 19 Aprile 2024
Fotografia

'Una ricerca senza fine', taglio del nastro per la mostra di Nino Migliori

Al Castello Estense, l'esposizione celebra il fotografo internazionale

Si è svolta al Castello Estense, nella giornata di venerdì 16 febbraio, l'inaugurazione della mostra di scatti fotografici di Nino Migliori. Un'esposizione destinata all'apertura al pubblico dal 17 febbraio al 3 giugno. Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d'arte del Comune di Ferrara, in collaborazione con la Fondazione Nino Migliori, la mostra curata da Denis Curti, ripercorre la 'ricerca senza fine' condotta dal fotografo bolognese dal 1948 a oggi. Dagli scatti di sapore neorealista, che raccontano l'Italia degli anni Cinquanta, e dalle serie dei Muri e dei Manifesti strappati, dove mostra affinità con la pittura informale europea, alle sperimentazioni concettuali con cui indaga aspetti trascurati o non previsti del linguaggio fotografico, come la reazione dei materiali, il ruolo cosciente del caso, quello del tempo, la presenza fisica e gestuale dell'artista, e alle opere che evidenziano un particolare interesse per la comunicazione visiva nel suo insieme. 

Come testimoniato dalle oltre 100 opere in mostra, nel percorso di Nino Migliori la fotografia assume valori e contenuti legati all'arte, alla sperimentazione e al gioco. Oggi lo si considera un vero architetto della visione perché ogni suo lavoro è frutto di un preciso progetto sul potere dell'immagine, tema che ha caratterizzato tutta la sua vasta e multiforme produzione. Al fotografo bolognese, le cui opere sono conservate in importanti musei e istituzioni pubbliche in Italia e all'estero, sono stati peraltro recentemente dedicati i film 'Nino Migliori. Viaggio intorno alla mia stanza' e 'Nino Migliori. La festa che rovescia il mondo', entrambi diretti da Elisabetta Sgarbi. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Marsilio e curato da Denis Curti, che rappresenta l'intera opera del maestro attraverso nove mappe concettuali, tante quante le sezioni, e una selezione delle opere più significative. 

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"Quando iniziai a fotografare, nel 1948, in casa, in uno stanzino – ha ricordato Migliori – approntai una camera oscura di fortuna. E fu lì che incontrai il caso. Una sgocciolatura di sviluppo mal fissata su un foglio di carta sensibile mi aprì un nuovo mondo: non solo fotografia come rappresentazione del 'reale', ma possibilità di concepire un'immagine con la fantasia, con il gesto, utilizzando comunque gli strumenti della fotografia: luce, carta sensibile, sviluppo, fissaggio, calore. Da qui è nato il desiderio di sperimentare. Non mi ha mai appagato l'omologazione, il consenso unanime, la reiterazione di un cliché che piace al mercato. Mi soddisfa mettermi in gioco, divertirmi realizzando lavori che mi autocommissiono. L'utilizzo di tecniche storiche come cliché-verre, fotogrammi o l'invenzione di nuove, come ossidazioni, pirogrammi, idrogrammi, polarigrammi e altre ancora, sono sempre state strumento per realizzare un'idea, un progetto. Sono curioso e mi piace lasciare la strada vecchia per la nuova. E magari proprio lungo il percorso un incontro fortuito mi fa nascere nuovi stimoli da approfondire. Le sirene delle novità sono molto seducenti".

Nino Migliori da 'Gente dell'Emilia'

Secondo Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Ferrara Arte, "Migliori non si limita a registrare, modifica volutamente i termini ordinari della percezione, assecondando al meglio la sensibilità ottica del suo apparecchio per innestare non solo un’interpretazione lirica, ma anche una riflessione filosofica su ciò che viene reso visibile, ancora una volta, oltre il limite delle nostre capacità naturali. E' la negazione della dimensione museale, dove ogni oggetto è illuminato chiaramente, sterilizzato, congelato, nell'illusione di fornirci il resoconto preciso della storia. Metaforicamente, la fotografia di Migliori ci invita a essere scettici nei confronti di prospettive così ottimistiche: la storia, come la realtà, è un'illusione, è solo quello che riusciamo a considerare tale sulla base delle testimonianze superstiti. Il grande buio del perduto, del dimenticato, prevale sempre sulla poca luce del conosciuto". 

Per Marco Gulinelli, assessore comunale alla Cultura. "Nino Migliori è uno dei più grandi fotografi del Novecento e per Ferrara è un onore rendergli omaggio con questa mostra allestita al Castello Estense. E' vero il fatto che Migliori ha sempre cercato di andare oltre la semplice riproduzione della realtà, esplorando le diverse possibilità espressive del mezzo fotografico. Ha saputo cogliere, e continua imperterrito a farlo, gli aspetti sociali e culturali del nostro paese, con una sensibilità e un'originalità uniche. Sperimentatore di tecniche innovative e creative, è riuscito a creare immagini suggestive e iconiche in cui la materia e il gesto diventano protagonisti e si fanno arte. La sua collaborazione con importanti artisti come Vedova, Tancredi e Morandi lo rende, a sua volta, protagonista oltre che della fotografia anche dell'arte informale e concettuale, a lui così affine".

Denis Curti, curatore della mostra, ha aggiunto di avere "sempre pensato alla fotografia di Nino Migliori come a qualcosa in perenne movimento. Un flusso continuo di idee, progetti, sperimentazioni, ma anche precise prese di posizione etiche e politiche accompagnate da un ideale estetico pronto a cambiare direzione, perché sempre al seguito del contenuto. Ho guardato lo svolgersi del suo operato con immensa curiosità. Più volte ho tentato di inserirlo in contesti convenzionali, ma le scorciatoie non funzionano. Il tentativo classificatorio in generi è risultato ogni volta instabile, frammentario e incompleto, perché Migliori ha sempre agito con un obiettivo unico e irrinunciabile: spostare sempre più in là i confini della fotografia, riscrivendo di continuo la grammatica delle immagini, aprendo e legittimando filoni di indagine prima di lui sconosciuti. La sua ricerca senza fine è una condizione mentale, uno stato fisico. Un bisogno di conoscenza. Una necessità di confronto continuo. Tra le sue mani la fotografia è stata amata e maltrattata. Spogliata e rivestita. Bruciata, dimenticata e riciclata. Ripudiata e nuovamente accolta. Le sue invenzioni sono tutte all'insegna dello svelamento, per una visione mai univoca. La visione intenzionale vale tanto quanto la meraviglia del caso. Per questo, lo stupore occupa un posto privilegiato nel suo alfabeto visivo. Il suo lessico è senza superlativi ed è traducibile in tutte lingue del mondo".
 

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