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Sabato, 24 Febbraio 2024
Salute

Trent'anni di Psiconcologia a Ferrara, una giornata di studio al Teatro Nuovo

Diversi temi sono stati affrontati fra approccio scientifico e necessità divulgativa

Malattia come convitato di pietra, alieno, avversario che non consente intromissioni. Lutto come fase da rimuovere in nome di una prestanza e forza che conduce alla negazione. Diagnosi come inizio di un viaggio 'fuori da noi', dalla nostra costruzione di invincibilità, tra stupore, angoscia, paura. Corpo come involucro di cui si perde il controllo, insieme a quello, spesso, della mente. Pazienti come individui che si identificano con la malattia, quasi estranei loro stessa storia. Empatia come ascolto e tuffo (medico) nel buio dell'altro (paziente). Vita come fase intermedia tra il nascere e il morire. 

Sono i temi affrontati tra scientificità e necessità divulgativa martedì, in un Teatro Nuovo gremito, coi suoi 800 posti pressoché al completo, alla giornata di studio dedicata ai trent'anni della Psiconcologia a Ferrara (1992-2022) da Unife e Ausl. Trent'anni in cui Ferrara ha confermato di essere un'eccellenza in un percorso che rispetto al malato non tiene conto solo dell'approccio tecnico, ma anche psicologico e psicosociale, chiamando  in causa contesti personali, familiari, sociali.

Un doppio evento, mattina e pomeriggio, dedicato alla rappresentazione della patologia oncologica nell'arte, nella fattispecie nel cinema nell'ambito del Ferrara Film Festival, che può dare forma a sentimenti diversamente censurabili. Sono i numeri a confermare che la malattia va affrontata e nominata: cancro, tumore, neoplasie. 

Ogni anno sono 370mila i nuovi casi di persone che la sviluppano e 3 milioni quelli che vivono con una diagnosi pregressa, che si sono attrezzate e si stanno attrezzando per governarla, non vincerla. Presupposti e obiettivo dell'evento sono stati illustrati da Luigi Grassi, direttore del dipartimento di Neuroscienze e riabilitazione Unife, che ha fatto il punto sulla Psiconcologia in Italia e nel mondo tra necessità di superare stigma, omertà, collusione, illusioni, di cui i film, cui ha dedicato il suo successivo intervento, sono spesso rappresentazione. Il monito, attraverso la proiezione di clip: serve un modello psicosociale vero, che abbatta il pregiudizio e non abbia il focus solo sulla morte ma anche sulla sopravvivenza. 

Pazienti, medici, ambiente, cultura. La patologia oncologica non riguarda solo la sede del corpo in cui insorge, i generi, le figure sanitarie. Afferisce alla dignità della persona, che ha diritto a essere sostenuta, ascoltata, accompagnata anche a una 'bella morte', quella che avviene sapendo dare un senso alla propria esistenza. Ed è questo, forse, oltre alla guarigione, alla regressione, alla cronicità, l'obiettivo della psiconcologia, strettamente connessa alla umanizzazione delle cure e alla dignità della persona.

A susseguirsi sono stati gli interventi di Antonio Frassoldati e Stefano Caracciolo (Chairs), Barry Bultz (Psiconcologia di precisione), Anna Costantini (Empatia, comunicazione, relazione), Ines Testoni (Terrore della morte), Nicoletta Poli (La filosofia come cura). Le conclusioni sono state affidate a Rosangela Caruso. Nel pomeriggio, un approfondimento si è svolto attraverso una tavola rotonda di esperti e la successiva proiezione del film 'Living', di Oliver Hermanus. 
 

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