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Lunedì, 15 Aprile 2024
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'Giustizia per Leo', appeso lo striscione per il 21enne morto al Maggiore

La vicenda è arrivata nelle aule di tribunale, con la famiglia che vuole vederci chiaro

‘Giustizia per Leo’. Da martedì, sulla torre dell’Orologio di corso Porta Reno c’è uno striscione che chiede giustizia per Leonardo Riberti, morto a 21 anni, il 21 giugno del 2022 all’ospedale Maggiore di Bologna. Il ragazzo ferrarese era entrato nella struttura il giorno prima, nel pomeriggio del 20 giugno, per essere curato e vigilato.

La sua fine è stata sul selciato dell’ospedale, dopo essere precipitato nel vuoto da circa 15 metri d’altezza, probabilmente fuggendo dal reparto. Ed è proprio su questa tragica morte, e sulle possibili connesse responsabilità, che il padre Davide Riberti sta lottando con tutte le forze per fare chiarezza e ricostruire quanto avvenuto in quel tragico momento.

“Il Comune di Ferrara, con un piccolo ma significativo gesto, intende continuare a essere vicino a Leonardo Riberti e alla sua famiglia, nella lotta per far emergere la verità su questo tragico evento”, così il sindaco Alan Fabbri. L’11 gennaio è stata fissata infatti l’udienza per l’opposizione all’archiviazione rispetto alle possibili e molteplici responsabilità configurate nei confronti dei sanitari dell’ospedale Maggiore di Bologna.

Il pubblico ministero Luca Venturi, a luglio, aveva chiesto infatti l’archiviazione per le posizioni del medico che quella sera era di turno nel reparto di Otorino del Maggiore e l’infermiera del reparto dove era ricoverato il ventunenne. I genitori di Riberti, che non hanno mai creduto all’iniziale ipotesi del suicidio, tramite l’avvocato Fabio Anselmo, e la sorella della vittima, tramite l’avvocato Silvia Galeone, si sono costituiti parte civile. Avevano depositato la denuncia contro i sanitari del Maggiore e l’opposizione all’archiviazione nei loro confronti.

Il 19 gennaio è invece la data fissata per l’udienza preliminare per le repliche e la decisione del giudice se rinviare o meno a giudizio la responsabile del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Sant’Anna di Cona. Nell’udienza preliminare, infatti, avvenuta lo scorso martedì 26 settembre nel tribunale di Bologna, il pm Venturi aveva chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo della psichiatra dell’ospedale ferrarese. Secondo l’accusa, la professionista non avrebbe fornito le informazioni e le avvertenze necessarie ai colleghi bolognesi circa le condizioni psichiatriche del ragazzo e l’eventualità che il giovane potesse mettere in atto comportamenti pericolosi per la sua incolumità.

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