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L'intervista

Ferrara, una città di Lego. Negossi racconta la sua opera: "L'ho costruita col cuore"

Nella riproduzione sono presenti tutti i monumenti e qualche sorpresa: "Ora mi concentro sulla provincia"

Vive a Molinella ma le sue origini conducono alla città di Ferrara, luogo del cuore che anima tutt'oggi la sua grande passione: le costruzioni Lego. L'artista in questione si chiama Marco Negossi e ha realizzato una riproduzione in scala dela città estense servendosi di alcuni mattoncini e di tanta creatività. Ecco i suoi segreti.

Com’è iniziata questa sua passione per i Lego?
"La passione è cominciata quando ero un ragazzo, più o meno all’età di 13 o 14 anni. Dopodiché si è un po’ sopita diciamo. La miccia, però, si è riaccesa nel 2017 in occasione del Winterwonderland di Ferrara, una fiera all’interno della quale c’era un padiglione dedicato all’esposizione di sculture Lego. Proprio nell’ambito di questa manifestazione ho esposto la mia prima opera, ovvero la tribuna del Paolo Mazza, e ho conosciuto l’associazione ferrarese 'Brickpatici' a cui poi mi sono iscritto".

La zona del Castello estense

Ultimamente a cosa sta lavorando?
"Recentemente ho lavorato al Castello di Mesola e, ora, ho intenzione di realizzare anche la Rocca di Stellata. Rispetto a quest’ultima, mi appassiona l’idea di lavorare su una pianta a stella. Più in generale mi piacciono i monumenti e gli edifici".

Per quale motivo ha deciso di donare al Comune i suoi monumenti?
"L’idea è nata un po’ per caso. E' stato un lavoro lungo, durato sette anni (dal 2016 al 2023), che ha richiesto un grosso impegno. Il primo monumento a cui ho lavorato è stata la Certosa, che ho realizzato su una base di 16x16 stud (la misurazione relativa ai canonici mattoncini Lego, ndr). Successivamente, ho deciso di aggiungere qualche mattoncino in più realizzando anche Palazzo dei Diamanti, Palazzo Prosperi, piazza Ariostea, il parco Massari, il Castello e il Duomo. Insomma, alla fine è venuta fuori tutta la città. L’ultimo elemento che ho aggiunto sono state le Mura: si tratta di una riproduzione abbastanza fedele anche se alcuni dettagli sono frutto anche della mia creatività. Poi, piuttosto che tenere quest’opera in casa (misura 130x100 centimetri), ho deciso di regalarla al Comune, in modo tale che potesse essere vista dai cittadini e dai turisti".

Il quartiere della Certosa e piazza Ariostea

Lavora con l’osservazione fotografica o si reca direttamente sul posto?
"Tendenzialmente faccio uso del digitale, quindi di Google Maps. Si tratta di un’ottima modalità, soprattutto per osservare gli edifici dall’alto. La tecnica che utilizzo, invece, è sempre quella della micro-scala. Poi, ovviamente, ci sono sempre molti dettagli personali frutto della mia fantasia".

Qual è il lavoro di cui va maggiormente fiero?
"Direi sicuramente la città di Ferrara, volevo terminarlo a tutti i costi anche per chiudere un ciclo che in fondo è durato anni. E' anche quello che mi ha portato via più tempo".

Lo stadio Paolo Mazza

Ha qualche ricordo o aneddoto sulla sua prima opera?
"La mia prima opera risale al 2016, anno in cui la Spal stava per approdare in serie B. Ricordo di aver fatto acquisti in un negozio Lego che all’epoca si trovava in via San Romano: lì ho trovato alcuni pezzi per realizzare la tribuna dello stadio Paolo Mazza. Mio cugino, poi, mi ha aiutato anche a verniciare i personaggi raffiguranti i calciatori e i membri della società e alla fine il risultato è stato molto interessante. Poi ho conosciuto poi il titolare del bar Ambaradan (Valeriani, ex portiere della Spal) e gli ho regalato la tribuna. Poi sono riuscito a completare tutto lo stadio, che è esposto nella sua vetrina".

Quale valore darebbe al linguaggio delle costruzioni: si tratta di estetica pura oppure racchiude di più secondo lei?
"Credo che queste costruzioni racchiudano sempre qualcosa di personale. Ho vissuto diversi anni della mia vita a Ferrara e molti luoghi che ho realizzato sono anche quelli della mia gioventù, come la parrocchia di San Benedetto, il parco Massari o il mio condominio in Contrada della Rosa. Dunque, non si tratta solo di sculture; Ferrara è sempre la mia città e questo senso di appartenenza l’ho voluto inserire nell'opera".

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