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Domenica, 21 Aprile 2024
L'intervento

Violenza, le ragazze di 'Ferrara 2044': "Non vogliamo essere protette, ma libere"

La riflessione arriva in concomitanza della giornata di riferimento e parte dal caso Cecchettin

Riceviamo e pubblichiamo:

“Ancora oggi, in quanto donne, ci viene spesso richiesto di adottare un comportamento cliché: sorridere, essere gentili, ringraziare e non dire le parolacce. Tuttavia, a chiunque sarà capitato di chiedersi se non fossimo state troppo gentili, per paura di essere scambiate per accondiscendenti o affabili in circostanze in cui forse sarebbe stato meglio non esserlo.
Probabilmente Giulia si è terribilmente dispiaciuta nel lasciare Turetta. Avrà pianto davanti a lui e si sarà sentita in colpa per non amarlo come lui, a suo dire, amava lei. Lui si sarà attaccato a quelle lacrime, a quella gentilezza che lei ha genuinamente mostrato. E quando Giulia avrà smesso di dire che le dispiaceva e avrà iniziato a chiedergli di elaborare il lutto – sempre con gentilezza – lui avrà insistito, continuando ad aggrapparsi a quella sua gentilezza.
A quel punto Giulia avrà smesso di dire che le dispiaceva e avrà iniziato a dirgli di allontanarsi, di lasciarla in pace e probabilmente in quel momento è iniziato il percorso che ha portato al triste epilogo. È che fallisce la società: l’incapacità di accettare i no, l’incapacità di capire che ci si può dispiacere nel ferire qualcuno senza che ciò autorizzi alcun comportamento prevaricatore ancor prima che di violenza verbale o, peggio ancora, fisica.
Da tutta questa storia, traspare quanto sia difficile per le donne essere semplicemente gentili senza sembrare accondiscendenti, senza instillare negli altri l’idea di poter essere prevaricate. Perché le donne non vogliono essere protette, vogliono essere libere di vivere ed essere gentili ed empatiche senza che ciò possa metterle in pericolo. Per questo è necessario educare alla gentilezza e all’empatia.
Questa spirale di violenza deve interrompersi e per farlo serve che uomini e donne collaborino alla costruzione di rapporti fatti di rispetto, reciprocità e rispetto delle differenze, dove l’uomo non è la misura della donna, dove la donna possa guidare una ricostruzione dalle fondamenta e l’uomo ascoltarla e rendersi partecipe.
Si deve partire dall’autocoscienza, dal riconoscimento che uno dei due sessi vive in uno stato di privilegio. Sentitevi chiamati in causa, uomini, padri, fratelli, mariti, compagni, amici, tutti affinché la prospettiva di genere guidi le vostre azioni: la ricaduta non dubitiamo sarà una rivoluzione positiva e necessaria di cui beneficerà tutta la società.
La battaglia per la famigerata parità è una questione di diritti che devono divenire realmente esigibile. I proclami del governo non bastano, i fondi tagliati da questo governo, celati da misure palliative che non sono volte a eradicare la violenza non bastano, le autoassoluzioni dei singoli, dei partiti, del sistema di pensiero, del giornalismo, delle chiese, li rifiutiamo e basta. Una rinascita culturale che parta dall’educazione emotiva è un punto di partenza per una società partecipata. Il futuro parte da qui: un atto rivoluzionario senza compromessi. Siamo tutti, siete tutti, coinvolti”.
Le ragazze di Ferrara 2044

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