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Sabato, 22 Giugno 2024
Caso centro rimpatri / Piazza Castello

Costruzione del Cpr, la Provincia dice 'no': "Non vanno fatti né a Ferrara né altrove"

Ordine del giorno presentato da Colaiacovo: voto favorevole di sette consiglieri, 5 i contrari

Con sette voti a favore (Padovani, Baldini, Chiappini, Colaiacovo, Dall’Acqua, Perelli e Sandoni) e cinque contrari (Amà, Bizzarri, Carità, Guaraldi e Saletti), è stato approvato in Consiglio provinciale un ordine del giorno “contro la proposta di costruire un nuovo Centro di permanenza e di rimpatrio” a Ferrara.

Il documento

Il documento è stato illustrato da Francesco Colaiacovo, che lo ha presentato a nome del gruppo consiliare ‘Ferrara Insieme’, con lo scopo di “manifestare ferma contrarietà – così il testo - a qualsiasi ipotesi di realizzazione di Cpr all’interno di tutto il territorio provinciale di Ferrara e sollecitare il Governo e il Parlamento a rivedere la legislazione in essere relativa al sistema di detenzione amministrativa disponendo la chiusura dei Cpr”.

“Non vanno fatti né a Ferrara, né altrove – ha precisato Colaiacovo – perché costituiscono nella realtà una violazione dei diritti umani”. Nate come strutture di trattenimento per cittadini non comunitari sprovvisti di regolari documenti di soggiorno, oppure destinatari di provvedimenti di espulsione, di fatto – è la critica – si sono dimostrate una non soluzione del problema migratorio per una serie di ragioni.

Le ragioni del ‘no’

Tra le ragioni del ‘no’ alla costruzione vi sono “il fatto che ospitino non criminali ma irregolari, il riscontro – a seguito di indagini – di violazioni dei diritti umani, la mancanza di servizi (riscaldamento, servizi igienici, medicinali), l’inefficacia delle procedure di espulsione, l’aumento dei tempi di trattenimento fino a 18 mesi”. A queste si aggiungono le ragioni contrarie all’apertura di un Cpr a livello locale, per “le condizioni di fragilità e difficoltà che il territorio provinciale sconta, unitamente a minori opportunità di lavoro, alla scarsità di risorse e al potenziale sovraccarico di strutture e servizi sanitari già in sofferenza”.

Un momento della discussione in Consiglio provinciale

I consiglieri

Per Alessandro Amà, annunciando il proprio voto contrario, il documento accusa il limite di una visione utopistica della realtà, perché lasciare liberi un così alto numero di irregolari metterebbe in pericolo la sicurezza dei cittadini. “Non possiamo continuare a ignorare – ha detto – che il problema esiste e che va gestito”. Secondo Anna Chiappini, invece, il racconto edulcorato sulla sicurezza non tiene nella realtà dei fatti, perché le condizioni di trattenimento – detenzione in concreto praticate sono una bomba ad orologeria per la sicurezza.

Riccardo Bizzarri ha messo in evidenza che la legge che istituisce le strutture di trattenimento risale al 1998 e una questione di tale delicatezza andrebbe affrontata fuori dagli schieramenti politici. Contro il testo si è detto anche Alessandro Guaraldi, chiamando in causa, sul problema, responsabilità politiche che risalgono ai governi prima di quello attualmente in carica: “il mancato rispetto dei diritti umani – ha detto – non è da oggi”.

Andrea Baldini ha risposto al consigliere Bizzarri dicendo che dopo la legge del 1998 si è continuato a legiferare e far risalire la responsabilità solo a chi era in carica a Palazzo Chigi in quegli anni è un modo riduttivo di porre la questione. “Dobbiamo occuparci del rispetto dei diritti umani oggi - ha ricordato – oltre al fatto che i Cpr hanno dimostrato di non funzionare e questa è una realtà ormai sotto gli occhi di tutti”.

“È di ieri, poi, la notizia – ha concluso – che il ministro Piantedosi con un provvedimento ha aumentato da 35 a 45 euro giornalieri la dotazione per finanziare le strutture di accoglienza, misura da condividere perché necessaria, quando finora abbiamo sentito critiche che erano troppi anche i 35”. “I Cpr – ha ribadito Colaiacovo – non sono in sé una buona soluzione e non è questione di prendersela con l’attuale Governo in carica”.

Riccardo Bizzarri ha aggiunto che su un tema così complesso avrebbe preferito un documento meno di parte. A conclusione della discussione, Francesco Carità si è detto non sicuro che il Cpr sia un sistema inadeguato: “le critiche a priori – ha ricordato – non vanno bene”. “Il Cpr non c’è ancora a Ferrara – ha concluso – e i sistemi finora esistenti non hanno funzionato. Scopriremo quando sarà realizzato a Ferrara se sarà una risposta che funziona oppure no”.

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