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Domenica, 21 Aprile 2024
Politica

Petrolchimico, il Pd alle Istituzioni: "Serve una strategia di investimenti concordata coi sindacati"

A proporre le idee circa lo sviluppo del centro ferrarese è Sara Manservigi, referente Lavoro

“Conseguenti alla solita logica di causa effetto, all’attuale epoca di cambiamenti climatici non si può che rispondere necessariamente con l’inevitabile e non più rimandabile transizione ecologica. Purché sia intelligente e sostenibile”. Così si esprime Sara Manservigi, referente Lavoro del Pd, circa il Polo chimico industriale di Ferrara.

“Da questo punto di vista – incalza - riteniamo lodevole la prosecuzione del tavolo che coinvolge Provincia, Università, Comune e ed Aziende volto all'efficientamento energetico. Il minor prelievo di acque e il minor consumo di questo bene comune sempre più prezioso sono passi importanti della transizione. Ma in questi passi mancano due elementi per noi fondamentali che ci permettiamo di suggerire a chi coordina il tavolo”.

Quali? “Il primo elemento – elenca Manservigi - è che serve una strategia di investimenti di tipo produttivo e di rilancio. Il secondo elemento è che tutti questi progetti per potere garantire la sostenibilità sociale e produttiva devono necessariamente passare attraverso il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e di chi in quel polo produttivo ci lavora. Per questo è importante mantenere alta l'attenzione delle Istituzioni, anche le più alte”.

Ma non è tutto. Perché sempre secondo l’esponente del Pd “servirebbero piani industriali nazionali sulla chimica che avessero una ricaduta positiva e organica sulla regione e sui suoi poli industriali a cominciare da quello di Ferrara. Ai circa 1.750 dipendenti del polo chimico cittadino servirebbe, ad esempio, sapere se e in che misura il Mose possa rallentare, ritardare o addirittura cancellare l'arrivo delle materie prime necessarie alle produzioni delle aziende nelle quali operano”.

“Il polo tecnologico sul riciclo – conclude la referente Lavoro - potrebbe costituire il nodo mancante di una rete con altri poli tecnologici circostanti come ad esempio quello di Ravenna e con le realtà industriali già presenti in Regione come il polo biomedicale di Mirandola e la Motor Valley della via Emilia”.

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