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L'intervista

Dal liceo Ariosto all'Ambasciata in Qatar, Toschi: "Qui un onore, ma amo tornare dalla famiglia"

Il diplomatico ferrarese gira il mondo: "Ringrazio mia moglie per il supporto. E ai giovani consiglio..."

La vita del diplomatico nel Golfo, con le radici ben salde a Ferrara. Paolo Toschi, classe 1975, è infatti l’Ambasciatore italiano a Doha, in Qatar. Ma non per questo ha dimenticato la sua città natale, anzi: appena può, torna per poter passare qualche ora con i genitori, la sorella e qualche amico. Là, in Medio Oriente, il lavoro è tanto, gli impegni innumerevoli, ma Toschi ha due assi nella manica: la famiglia accanto e uno spiccata vocazione per servire l’Italia.

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Ambasciatore, partiamo dal principio: dove ha studiato?
“Il mio percorso di studi, fino alla laurea in Giurisprudenza, è saldamente ferrarese, punteggiato da alcune esperienze importanti all’estero. Sono cresciuto nella casa dei miei genitori in via Bagaro, poi ho frequentato il liceo classico Ariosto (in via Arianuova), scuola cui mi legano ricordi, insegnamenti e valori: sono molto affezionato a quegli anni. Quindi mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, in corso Ercole I d’Este. Insomma, gli anni fondanti del mio percorso educativo e della mia formazione si sono svolti nello spazio di poche centinaia metri”.

La carriera da diplomatico è sempre stata il sogno nel cassetto o è una professione cha ha scoperto man mano?
“E’ stata una progressiva scoperta, nata collegando le diverse esperienze che mi hanno anche portato in giro per il mondo. Ai tempi del liceo in Australia, all’Università in Francia e da lì alla prima esperienza di lavoro nel Parlamento Europeo. Così ho scoperto la mia vocazione, quella di servire lo Stato nel contesto della politica estera e dei nostri rapporti con altri Paesi”.

Che ruolo ha avuto la sua famiglia in tutto questo?
“Devo ringraziare i miei genitori per aver abbracciato questo percorso, che pure visto da casa poteva sembrare eterodosso. La mia famiglia non aveva nessun contatto con il mondo della diplomazia: mio padre è avvocato e mia madre storica dell’arte. La nostra esperienza familiare molto radicata a Ferrara si è tradotta anche nel dare grande valore ad una mente aperta ed all’esplorare ciò che non conosciamo”.

Brevemente, ci può riassumere la sua carriera?
“Ho iniziato la carriera diplomatica nel 2001 ed ho guidato l’allora Vice Consolato a Newark, negli Stati Uniti, dal 2004 al 2007. Poi sono stato distaccato per un biennio alla Commissione Europea, a Bruxelles. Quindi nel 2009, a Belgrado, nell’Ambasciata d’Italia in Serbia. Dal 2013 al 2016 sono tornato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri; dal 2016 al 2021 ero all’Ambasciata d’Italia a Washington. Tra il 2021 ed il 2022 ero di nuovo a Roma, prima di arrivare in Qatar nel 2022”.

Come si svolge la giornata tipo di un ambasciatore?
“Le giornate sono lunghe e intense, con una grande variabilità che dipende dal contesto. Difficilmente due giornate sono uguali. I tratti comuni sono quelli della funzione diplomatica, ovvero rappresentare il proprio Paese, affermare l’interesse nazionale, tenere sempre aperto il dialogo. Ho dunque il privilegio di raccontare quel Paese straordinario che è l’Italia e le nostre eccellenze, assistendo i nostri connazionali e le nostre aziende, dialogando con una moltitudine di attori pubblici e privati”.

Come sono i rapporti tra Qatar e Italia?
“E’ un rapporto importante e di valore strategico, in termini politici e diplomatici, commerciali, culturali, scientifici, tra le persone, anche in campo sportivo. Il Qatar è tra i primi partner dell’Italia nel Golfo, qui c’è una forte presenza delle istituzioni italiane e delle nostre aziende, ed un grande amore per la nostra cultura”.

Come si vive lì?
“Questa è una regione del mondo molto dinamica e proiettata verso il futuro, anche se fortemente legata alla propria identità tradizionale. Il Qatar è un grande produttore di gas dove si al contempo si sviluppano progetti legati alla sostenibilità ambientale alla sicurezza alimentare. Doha, in particolare, è una città progettata, costruita ed arredata da molti professionisti italiani, che hanno portato qui la ricerca del bello e ben fatto”.

A livello personale, come valuta la sua esperienza?
“E’ impegnativo riuscire a conciliare il lavoro con la vita di famiglia, ma è un privilegio servire il proprio Paese. Vivere qui è un’esperienza intensa, piena di stimoli, che affronto con grande responsabilità”.

Ha accennato alla famiglia: lì con lei ha sua moglie e i tre figli. Come riesce a gestire tutto?
“Ho la fortuna di avere accanto una famiglia che non solo comprende appieno il mio lavoro, ma mi sostiene costantemente. Nel nostro mestiere, il nucleo familiare può dare un contributo fondamentale. Anche per i miei tre figli l’esperienza della vita all’estero è sfidante, ma piena di stimoli.”

A proposito di legami, riesce a mantenere vivo il rapporto con Ferrara?
“Torno spesso a Ferrara, perché parte della mia famiglia e mia sorella vivono lì. Per me è un punto di riferimento fondamentale: quando rientro, dato che non ho molto tempo, mi concentro sui miei genitori, su mia sorella, sulle nipotine. E naturalmente qualche amico”.

Concludendo, cosa consiglia ad un giovane che vorrebbe intraprendere la carriera del diplomatico?
“Consiglio di partire dall’identificare bene le proprie motivazioni e la propria passione: questo è il fattore trainante, perché il percorso di studi e di lavoro poi è lungo e sfidante. Bisogna conoscersi bene. Occorre possedere una vocazione a servire lo Stato, avere la giusta dose di curiosità del mondo e delle persone, e di adattabilità”.

E nel suo futuro cosa c’è?
“Abbiamo diversi progetti di grande interesse che continueranno a vedere collaborare il Qatar e l’Italia in tutti i campi. Per ogni funzionario diplomatico la speranza è quella di poter continuare a servire il proprio Paese al meglio”.

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