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Imprenditoria

Accesso al credito difficile, Mazzini: "Rischio crisi di liquidità per le aziende"

Il presidente provinciale di Cna Costruzioni fa il punto sul momento storico delicato

Accesso al credito più difficile e ritenute d’acconto più alte: sono queste le novità del 2024 che preoccupano le imprese del settore costruzioni ponendo a rischio la liquidità aziendale. A fare il punto della situazione è Paolo Mazzini, presidente provinciale Cna Costruzioni.

“Dall’inizio di quest’anno – spiega Mazzini - per effetto della legge di bilancio 2024 sono diventante più restrittive le regole di accesso al Fondo centrale di garanzia. In sostanza, per accedere alle garanzie rilasciate dal Fondo è necessario avere un profilo di rischio più basso di quello richiesto fino al 31 dicembre 2023. Essendo più difficile ottenere le garanzie del Fondo, diventa più difficile ottenere il credito dalle banche”.

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Il problema, spiega Mazzini, rischia di avere un impatto particolarmente rilevane sul settore delle costruzioni: “Il motivo è presto detto. Le imprese di costruzioni vengono storicamente considerate, per loro stessa natura, aziende a rischio medio-alto. Quindi subiranno più di altre gli effetti delle restrizioni. Gli effetti delle nuove normative si fanno già sentire: in queste settimane abbiamo ricevuto le telefonate preoccupate di diverse aziende che si sono viste negare il credito o revocare affidamenti che da anni costituivano la base della loro operatività finanziaria”.

Si va verso una crisi di liquidità del settore costruzioni, e non è finita: “La situazione rischia di aggravarsi ulteriormente a causa di un’altra norma, che entrerà in vigore dal primo di marzo. La ritenuta d’acconto sui bonifici di pagamento ricevuti dai clienti aumenta dall’8% all’11%. Si dirà: è solo un anticipo sulle imposte che l’azienda dovrà comunque pagare il prossimo anno. Vero, ma pagarlo subito, e in quota maggiorata, sottrae ulteriore liquidità alle imprese”.

Ora Cna Ferrara che intende fare? “Siamo consapevoli che questi problemi vanno affrontati soprattutto a livello nazionale – ammette Mazzini – Tuttavia, a livello provinciale ci muoveremo con il mondo bancario nel tentativo di limitare i danni che queste novità possono produrre. Negli anni del superbonus le aziende hanno dovuto spesso supplire con la propria liquidità alle restrizioni imposte dal governo. Ora che il superbonus è finito, si rischia che vadano in crisi sotto i colpi di norme troppo restrittive e pretese troppo elevate”.

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