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Arte / Centro Storico / Corso Ercole I d'Este, 21

Palazzo dei Diamanti apre d'estate con Guido Harari e Agostino Arrivabene

L'iniziativa torna dopo 25 anni: presente anche la cantante Ute Lemper

Dai volti più iconici del rock catturati dall'obiettivo di Guido Harari alla pittura onirica di Agostino Arrivabene. Dopo 25 anni, gli spazi espositivi di palazzo Diamanti aprono anche d'estate, con due nuove proposte a partire già dal fine settimana. Sabato alle 12, infatti, al piano superiore di palazzo Diamanti, saranno presentate le due nuove esposizioni dal titolo 'Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti' e 'Agostino Arrivabene. Thesauros'. 

Organizzate dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d'Arte del Comune di Ferrara, saranno visitabili al pubblico dal giorno successivo, il 16 luglio, fino all'1 ottobre. Oltre agli artisti, all'inaugurazione interverranno l'assessore comunale alla Cultura Marco Gulinelli, il sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura e presidente della Fondazione Ferrara Arte Vittorio Sgarbi, il direttore Pietro Di Natale e, per l'occasione, la cantante e attrice tedesca Ute Lemper. Un'artista, la cui personalità magnetica è stata immortalata da Harari in uno dei ritratti presenti in mostra. La presentazione è aperta al pubblico fino a esaurimento posti.

Il percorso espositivo di 'Incontri' riunisce a Palazzo dei Diamanti oltre 300 fotografie, installazioni e filmati originali, proiezioni e incursioni musicali, dagli esordi di Guido Harari in ambito musicale come fotografo e giornalista, alle numerose copertine di dischi per artisti famosi, tra cui Fabrizio De André, Bob Dylan, Lou Reed e Vasco Rossi, fino ai ritratti, vissuti come racconto intimo degli incontri con le maggiori personalità del suo tempo.

In contemporanea alla mostra di Harari, nelle sale dell'ala Tisi verrà presentata un'antologica dedicata ad Agostino Arrivabene, che raccoglie quaranta opere, fra dipinti, disegni e sculture, realizzate dall'artista lombardo dal 1985 a oggi. L'autore intende le sue creazioni come doni votivi e la pratica artistica come tensione verso il divino: da qui il titolo Thesauros, come i piccoli edifici nella Grecia antica che venivano offerti da città e popoli alle divinità nei santuari.

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