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L'intervista / Via Bologna-Foro Boario / Via Giovanni Accorsi, 13

Dai vestiti ai mobili, fino a quadri: Kecè, il mercatino ferrarese dell'usato di qualità

Il nuovo punto vendita in città è gestito da Vitalba Coraci: "Qui occasioni per tutte le età"

Un negozio dell’usato volto alla sostenibilità e alla compravendita di prodotti di qualità che strizza un occhio al pubblico più giovane per invogliarlo a un cambiamento. Questa è l’idea che sta alla base della nuova sede ferrarese della catena 'Kecè', aperta a giugno dalla titolare Vitalba Coraci che ha deciso di raccontare qualcosa in più in merito.

Com’è nato 'Kecè' e quando?
"'Kecè' è un franchising nato più una decina di anni fa. Ci sono già diversi negozi un po’ in tutta Italia, ma la sede centrale è a Verona. Ho deciso di aprire il negozio qui, investendo grandi risorse, perché avevo l’intenzione di fare qualcosa di nuovo che fosse anche mio". 

Quanti negozi ci sono in Italia?
"Ce ne sono parecchi in realtà. Tre sono situati a Verona ma ve ne sono sparsi anche a Lecce, Campobasso, Chieti, Forlì, Padova e Venezia".

Dove si trova il suo negozio?
"In via Giovanni Accorsi 13, vicino al bar satellite. È aperto tutti i giorni dal lunedì alla domenica, escluso il giovedì".

Perché aprire proprio a Ferrara?
"Essendo di Ferrara, la cosa è stata più semplice. Avevo valutato anche Bologna ma, siccome lì ci sono già parecchi negozi dedicati all’usato, la scelta è ricaduta sulla mia città. E poi questa scelta rappresenta anche una sfida per me: Ferrara è una realtà più chiusa e piccola, quindi portare qualcosa di nuovo e diverso potrebbe condurre ad ottenere delle soddisfazioni".

La scelta della sede è di natura obbligata oppure strategica?
"Obbligata no, ma se sarà strategica lo capirò con il tempo più che altro. Siamo in una città piccola e per avere un buon seguito ci vuole tanto passaparola visto che ci sono già diversi mercatini e il seguito, in termini di clientela, è abbondante. Il mio intento è quello di garantire un livello leggermente più alto dei prodotti, impostando la vendita come fosse un vero e proprio negozio più che un mercatino".

L'ingresso del mercatino Kecè

A quale tipologia di clientela vi rivolgete?
"A chiunque, dalle persone più giovani a quelle più anziane. Diciamo che però puntiamo un po’ a svecchiare l’idea del mercatino tradizionale: questo significa avvicinare un pubblico più giovane in modo tale che riesca a capire che il riuso è sempre un’azione buona, sostenibile e volta al risparmio".

Quali prodotti vendete?
"Tendenzialmente un po’ di tutto: abbigliamento, quadri, libri, elettrodomestici, mobili e oggettistica anche pregiata come le ceramiche".

Quali sono quelli più venduti? E quelli meno?
"Io vendo prevalentemente abbigliamento, anche di grande qualità. Anche l’oggettistica va bene. Solitamente le persone entrano con l’intento di dare una sbirciata e poi comprano anche quello che non ti aspetteresti mai. Dall'altro lato, ultimamente vendo poco abbigliamento per bambini, ma questo credo sia dovuto al fatto che siamo ancora giovani come negozio".

Come crede sia cambiato lo shopping, soprattutto con piattaforme online come Vinted?
"Sicuramente quello del riuso è un mercato in crescita. Piattaforme come Vinted sono più veloci e immediate e poi, dal punto di vista del guadagno, le cose sono diverse rispetto ad un mercatino o un negozio: noi tratteniamo sempre una percentuale su una rivendita, mentre su Vinted l’utente può guadagnare l’intero importo del prodotto. Però la procedura di vendita su piattaforme online come queste è un po’ noiosa e non sempre è sinonimo di garanzie: bisogna preparare autonomamente la spedizione, pacco incluso, e poi sperare che i soldi arrivino dall’acquirente. Vendendo direttamente in negozio (qui è possibile farlo), invece, si ha sempre la garanzia di ottenere un guadagno più trasparente, senza incappare in problematiche di vario genere".

Qual è la parte più bella del suo lavoro?
"Penso che sia trovare sempre quello che non ti aspetti, sentirne la storia e darle un seguito. Questo lo trovo davvero affascinante".

Progetti per il futuro?
"Il progetto è prima di tutto far funzionare il negozio, anche in virtù delle risorse economiche impiegate per dargli la luce. La priorità sarà crescere sempre di più e avere la possibilità di assumere anche del personale, di modo tale da garantire lavoro anche a chi ne ha bisogno".

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