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La storia / Poggio Renatico / Via Leopoldo Testi

Col papà sul tatami, Pietro batte il deficit di apprendimento e gli avversari

Padre e figlio vincono le finali nazionali di Ju-Jitsu: "Speriamo di esser stati un esempio"

Antonello e Pietro Querzoli hanno vinto alle finali del campionato nazionale di ju-Jitsu svoltosi a Pomezia. I due ferraresi, rispettivamente padre e figlio, hanno gareggiato assieme nella categoria master del 'Duosystem' (specialità del ju-jitsu), raggiungendo un traguardo che va ben oltre il successo sportivo. Pietro, infatti, nonostante una grave diagnosi ortopedica e l’Adhd (un deficit dell’attenzione e dell’apprendimento), è riuscito a superare i propri limiti guadagnandosi un titolo di tutto rispetto anche a livello individuale, in una seconda gara, nella pratica del Kobudo (una forma di combattimento tradizionale con armi giapponesi).

Il successo dell’atleta diciottenne, che ha iniziato a praticare il ju-jitsu all’incirca otto anni fa, non è certamente frutto del caso bensì “di una lunga preparazione annuale legata alla sinergia e al lavoro congiunto di tre componenti: la famiglia, la società e il ragazzo stesso. Questo è stato l’ingrediente fondamentale per il successo ottenuto,” ha riferito il padre Antonello. Oltre all’importante risultato sportivo, si è trattato anche di un’ottima occasione di crescita umana: “Mettersi alla prova in un contesto non abituale come quello di Pomezia non era facile, era necessario uscire dai propri schemi quotidiani, e lui lo ha fatto e di questo sono molto orgoglioso”.

I due atleti, maestro e allievo, si allenano presso il centro di arti marziali Dojo Shinsen di Poggio Renatico, un luogo che, stando a quanto ha riferito il padre Antonello “ha migliorato sia la motivazione che l’entusiasmo di Pietro per questo sport” ma, soprattutto, è stata una palestra che “ha dato la passibilità a tutti i ragazzi di mettersi alla prova in gara seguendo l’insegnamento di due eccellenze sportive come Michele Vallieri e Sara Paganini”. 

La speranza del padre Antonello rimane quella di “essere stati un esempio e un modello vincente da seguire per tutti coloro che, come Pietro, condividono le stesse problematiche e necessitano dello stimolo giusto per intraprendere il percorso giusto”, infatti il ju-jitsu “è una opportunità che tutti i genitori dovrebbero mettere in disponibilità ai figli non solo per creare campioni, ma persone complete da prendere a modello”.

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