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Lunedì, 17 Giugno 2024
L'intervista

Filippo e Carolina, fratelli in affari: "Da Ferrara portiamo i giocattoli nelle edicole di tutta Italia"

La coppia fornisce anche consulenza alle aziende che intendono importare prodotti dall'Oriente

Arrivare in edicola per comprare una rivista e trovarsi di fronte un mare di giocattoli, dal dinosauro al pupazzo alla macchinina. E tornare bambini. Anzi, per i bambini stessi, sognare ad occhi aperti, tirando per la giacchetta mamma e papà per poter tornare a casa magari con un gioco in più. Quante volte è capitato? Ogni giorno, in ogni edicola. Ma forse mai ci si è chiesti come funzioni quel mondo, chi concretamente decida cosa far arrivare fino al chiosco sotto casa.

O, forse, ce lo si è domandati. E probabilmente ci si è anche dati la risposta sbagliata, immaginandosi chissà quale mega azienda internazionale. Invece dietro a questo mondo fantastico ci sono due fratelli ferraresi, Filippo e Carolina Orlandini (32 e 28 anni, lui economo, lei giurista), capaci di trasformare la propria passione e i propri studi in un lavoro. Che, ad oggi, conta collaborazioni in mezzo mondo. E che, già domani, conta di allargare lo sguardo all’altra metà del pianeta.

Filippo e Carolina, di cosa vi occupate nel dettaglio?
“Con la nostra azienda ‘Lion Publishing’ siamo inseriti all’interno del mondo editoriale e trattiamo prodotti per bambini che vengono venduti dalle edicole. Ci occupiamo sia di scegliere i singoli giocattoli, sia dell’impacchettamento. Per motivi di costi ci rivolgiamo al mercato cinese, ma siamo estremamente esigenti sulla qualità: prendiamo solamente i prodotti che abbiano determinati standard di eccellenza”.

Partiamo dall’inizio. In concreto come vi muovete?
“Il primo passo è valutare il mercato, ovvero capire quali tipi di giocattoli potrebbero piacere ai bambini italiani. Seguiamo le novità del settore, i filoni internazionali, le mode che nascono in altre parti del mondo. Poi decidiamo quale può essere il prodotto giusto: ovviamente, ci mettiamo anche del nostro gusto. Come detto, però, vogliamo che la merce sia di qualità”.

Una volta che avete trovato ciò che vi pare essere il giocattolo giusto, cosa succede?
“Anni fa lavoravamo interamente in Italia, adesso abbiamo spostato il centro d’acquisto in Cina. Il settore delle edicole ha molto reso (tanti prodotti non vengono venduti e vengono rispediti indietro, ndr), per cui noi puntiamo più sulla qualità che sulla quantità. In Oriente abbiamo una rete di collaboratori: loro cercano le fabbriche migliori e più affidabili. Poi avviene l’importazione e la distribuzione in Italia”.

L’import comporta rischi?
“In effetti sì. L’importatore è equiparato al produttore, quindi ha diversi oneri in quanto la merce deve essere sempre conforme a determinati standard. L’agenzia delle dogane controlla tutto e, in caso di anomalie nei documenti, si può arrivare al sequestro dei prodotti, alla loro distruzione o a multe che toccano anche i 30mila euro”.

Alcuni giocattoli destinati alle edicole

E qui, da esperti, entra in gioco la vostra ‘seconda’ attività?
“Abbiamo fondato anche una società di consulenza, che si chiama ‘Imdico’. In buona sostanza ci occupiamo anche di aiutare altre aziende o privati che vogliono importare prodotti”.

Spiegatevi.
“Esistono tante micro e piccole imprese che, sempre per il discorso relativo ai costi, vogliono importare prodotti dall’Oriente, ma non hanno le conoscenze. In pieno periodo Codiv abbiamo deciso di iniziare questo percorso”.

Potete fare un esempio concreto?
“Al cliente che si rivolge a noi affianchiamo una risorsa qui in Italia: loro si parlano e il cliente spiega che tipologia di prodotto intende importare (lavoriamo su tutti i tipi di merce). A questo punto la risorsa condivide le informazioni con i collaboratori cinesi per cercare le strutture più affidabili. Intanto noi cerchiamo di capire dal cliente quale sia il suo budget e gli spieghiamo tutte le proposte economiche che abbiamo trovato, poi lui ne sceglie una. Sempre noi valutiamo tutti i documenti, affinché non ci siano problemi e, dato l’ok al preventivo, torniamo a trattare con il venditore (oltre a monitorare, anche tramite ispezioni, tutto il processo di produzione). Infine, ci occupiamo di far arrivare la merce in Italia, senza problemi alla dogana”.

Ciò avviene anche con privati?
“Certamente. Esistono sempre più persone che vogliono importare prodotti: esempio i titolari di un locale che trovano arredi per i loro negozi o anche singoli imprenditori che intendono rivendere determinati oggetti su Amazon. Noi curiamo anche quest’ultimo aspetto, gestendo il loro e-commerce”.

Com’è lavorare insieme, tra fratelli? Più semplice o più difficile?
“Per noi è più facile rispetto a prima. Se due persone sono intelligenti capiscono i rispettivi punti di forza e punti deboli. Io (risponde Filippo, ndr) sono più votato alla gestione della strategia e all’aspetto commerciale, mentre Carolina è per l’operatività e il rapporto con i clienti”.

Al netto del guadagno economico, cosa vi porta questo lavoro?
“L’indole dell’imprenditore non si inventa, bisogna nascerci. Per noi l’idea è quella di finire sempre la giornata con un senso, avendo creato un valore aggiunto. Per noi, insomma, non è tanto importante la dimensione dell’attività che si fa, quanto piuttosto la traccia che si lascia. Lavoriamo nella direzione della qualità e per dare un valore al prodotto che poi andiamo a vendere”.

Qual è il prossimo obiettivo?
“Per quanto riguarda il comparto delle edicole, sicuramente c’è la volontà di ampliare il raggio d’azione. Abbiamo già iniziato a collaborare con il mercato spagnolo, ma l’idea è quella di entrare anche in quello francese e tedesco. A livello di consulenza, cercheremo di aumentare la rete di relazioni: solo l’anno scorso abbiamo avuto circa un centinaio di clienti. Ma non è tutto”.

Prego.
“Filippo è stato certificato dalla Camera di Commercio italiana come figura che aiuta le aziende nazionali che producono ‘Made in Italy’ a trovare clienti nei Paesi del Golfo Persico. L’idea è quella di proseguire quel percorso, magari coinvolgendo anche imprese ferraresi”.

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