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Martedì, 16 Aprile 2024
L'intervista

Sport, De Vivo (Uisp): "Le polisportive allargate sono l'unica soluzione di sopravvivenza"

Il dirigente sportivo si è soffermato sull'importanza della condivisione di competenze e risorse

Fra i terreni di crescita e aggregazione giovanili trasversalmente riconosciuti, un posto di primo piano è riconosciuto allo sport. Un campo sul quale convergono spirito di evasione, impegno e valorizzazione delle qualità individuali e collettive. Eppure, gli ultimi anni caratterizzati dal Covid, e da problemi di natura economica, si sono abbattuti sulle realtà sportive che provano a intercettare la passione dei più giovani. A soffermarsi su diversi aspetti del fenomeno, a livello locale, è il vicepresidente di Uisp Ferrara Andrea De Vivo.

L'anno che sta per concludersi è reduce da situazioni complesse come la pandemia e i rincari. Quanto questi problemi hanno condizionato le attività delle associazioni sportive?
"L'associazionismo è stato duramente colpito, come altri settori, da covid, rincari e ora riforma dello sport, con la differenza che gli aiuti spesso non sono stati adeguati per sostenere un settore che porta alla cittadinanza tutti i benefici che conosciamo". 

Fra le ricette che ha suggerito, anche in funzione delle nuove regole sulla riforma dello sport, c'è la collaborazione fra le associazioni. Quanto è praticabile e quali sono i rischi per una realtà destinata a non fare squadra con altre?
"Fare rete è sempre stato importante, ora è indispensabile. Abbiamo spesso convissuto con piccole associazioni che, se da una parte mantenevano attive frazioni e paesini, dall'altra spesso evitavano la collaborazione con le altre realtà. Le polisportive allargate al giorno d'oggi sono l'unica soluzione di sopravvivenza, considerate le difficoltà economiche, la carenza di volontari e l'aumento costante di burocrazia; ormai gestire un'associazione sportiva richiede competenze e risorse paragonabili a piccole aziende e solo facendo rete si può sopravvivere. Tra i vari incarichi che ricopro, sono anche il presidente della Polisportiva Putinati, ed è questa la linea che ci siamo dati in questi ultimi anni, accogliendo al nostro interno altri gruppi e associazioni o collaborando, come ad esempio a San Martino, con altre associazioni per condividere competenze e risorse".

L'indice di sportività presente nel report sulla qualità della vita, pubblicato sul Sole 24 Ore, ha evidenziato che il territorio ferrarese è ottavo per la formazione e lo sport, e quindicesimo nella voce sport e bambini. Cosa rappresentano questi posti in classifica?
"L'Italia ha un triste primato europeo del più precoce abbandono dell'attività sportiva; intorno agli 11 anni quasi l'80% dei bambini abbandona lo sport strutturato per non riprenderlo più. Se poi aggiungiamo che sono cambiati gli stili di vita, siamo più sedentari e mangiamo peggio, capiamo che il quadro generale è preoccupante e vedere che Ferrara è addirittura sotto le medie nazionali ci rattrista molto; se a livello nazionale possiamo incidere relativamente, sicuramente abbiamo l'obbligo a livello territoriale di invertire questo trend negativo e in primis le istituzioni e le Amministrazioni devono lavorare su questo, migliorando le strutture sportive, incentivando le famiglie e sostenendole".

Un ulteriore dato emerso è il settantanovesimo posto nello sport paralimpico. C'è un margine di crescita in quest'ambito?
"Si può e si deve crescere sullo sport in generale, e sicuramente lo sport paralimpico ha ampi margini di crescita, ma anche qui spesso manca la rete di cui parlavamo prima e vedo purtroppo molto 'campanilismo'".

Dallo scorso febbraio è delegato della Fisdir Emilia Romagna. A che punto è la sensibilizzazione della popolazione sulla diffusione della cultura sportiva nelle persone con disabilità intellettivo-relazionale?
"Sono un dirigente sportivo in un ente di promozione sportiva e in una federazione, ma prima di tutto sono un laureato in Scienze motorie. E ho scelto questo settore per promuovere i valori dello sport e i benefici dell'attività fisica, per tutti, nessuno escluso, e questo può avvenire solo migliorando la cultura sportiva del nostro Paese. La Fisdir sta lavorando molto sulla sensibilizzazione, attraverso progetti nelle scuole, eventi e manifestazioni che diano la possibilità alle persone con disabilità di conoscere le nostre attività, ma anche alla popolazione tutta di avvicinarsi al mondo della disabilità".

Uno degli appuntamenti sportivi ritornato dopo il periodo pandemico è 'Vivicittà - La corsa dei diritti'. Perché è importante il coinvolgimento della comunità dei detenuti nella pratica sportiva?
"'Vivicittà' per Uisp è un evento molto importante, che serve per sensibilizzare la popolazione non solo sui corretti stili di vita ma anche su tematiche sociali. Durante il 'Vivicittà' camminiamo insieme, corriamo, scopriamo la città, viviamo una mobilità sostenibile, ma utilizziamo anche lo sport come veicolo di diffusione di messaggi positivi. Il 'Vivicittà' viene svolto anche in carcere, dove organizziamo anche altre attività sportive in collaborazione con l'Amministrazione per aiutare i detenuti nel loro percorso riabilitativo e rieducativo. Perché lo sport è un importante strumento di integrazione sociale, come mezzo per abbassare le barriere tra il carcere e la città".

A proposito di podismo, da 'Vivicittà' al Memorial 'Mario Cardinelli' e al Trofeo 'Città di Ferrara', sono diverse le manifestazioni che si svolgono nell'arco dell'anno. Quanto interesse c'è da parte della cittadinanza rispetto a questi eventi?
"Ma anche il Trofeo 'Otto Comuni' e, dall'anno scorso, il Trofeo 'Farina del mio sacco' che punta a incrementare la pratica sportiva tra i più giovani. Sicuramente sono tutte manifestazioni storiche figlie di un movimento, quello podistico, che ha sempre visto Ferrara come punto di riferimento e verso cui Uisp ha sempre dato un importante contributo. C'è da dire che negli ultimi anni il trend partecipativo della cittadinanza si è spostato maggiormente sulle camminate ludiche, infatti una delle manifestazioni più partecipate è sicuramente la 'Run 5.30'".

In che misura turismo e sport attualmente possono trarre giovamento reciproco dall'organizzazione di appuntamenti sportivi nelle frazioni?
"Il turismo sportivo è in forte crescita da qualche anno, e sicuramente può e deve essere uno dei focus disviluppo nel territorio ferrarese. Portare da noi importanti eventi, ma anche progetti e partnership con altri territori, è sicuramente fondamentale per aumentare il turismo e quindi la scoperta e valorizzazione del territorio".

Nel contest nazionale 'Sport impact lab', il suo progetto dal titolo 'Cammino Estense' è giunto in finale. Come è articolata la promozione del territorio attraverso turismo sportivo e mobilità sostenibile, alla base dell'idea?
"L'idea nasce dall'unione di due mie passioni, il territorio in cui vivo e la pratica sportiva appunto. Quindi, la creazione di un cammino (il primo ferrarese) dal Castello di Ferrara a quello di Mesola non può che favorire la promozione del territorio. Attraverso il 'Cammino Estense' il turista ha la possibilità di vivere il territorio 'lentamente' in un viaggio che unisce storia, cultura, ambiente, gastronomia attraverso la mobilità sostenibile".

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