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L'iniziativa

Coldiretti contro il ‘Fake in Italy’, da Ferrara in 200 al confine per controllare i tir

Soci e dirigenti al valico del Brennero: “Trovate anche etichette di stabilimenti inesistenti”

Succhi di frutta di uno stabilimento inesistente di Vigarano Mainarda, in arrivo dal valico austriaco del Brennero. E’ solo un esempio, per quanto eclatante, del cosiddetto ‘Fake in Italy’, nuova triste frontiera del ‘Made in Italy’, marchio riconosciuto in tutto il mondo e, per questo, sfruttato nel nome del Dio denaro.

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Lo sanno bene a Coldiretti che per cercare di combattere il traffico illecito di prodotti stranieri spacciati come nostrani, lunedì e martedì saranno proprio lì, al confine: alzataccia e viaggio ‘al fresco’ verso quella che, purtroppo, è ormai diventata una prassi. Ordinaria amministrazione, lassù. Alimenti venduti in Italia come, appunto, locali, ma che in realtà arrivano da Paesi stranieri. Tavole tricolori imbandite di cibi che parlano altre lingue.

Così, come detto, 200 tra soci e dirigenti dell’associazione degli agricoltori vanno a controllare di persona. “Saremo accanto alle forze dell’ordine – precisa Riccardo Casotti, vicedirettore di Coldiretti – al momento delle verifiche”. Ispezioni a campione che, purtroppo, rivelano spesso (fin troppo spesso) pratiche illegali. “Ci torniamo dopo circa una decina d’anni – prosegue Casotti -: speriamo che, nel frattempo, la situazione sia migliorata”.

La delegazione ferrarese di Coldiretti al valico

Già, perché all’epoca i camion fermati erano pieni di merce ‘Made in Italy’ prodotta in realtà in terre lontane, alimenti non tracciati, prodotti scaduti e quant’altro. Il succo dello stabilimento inesistente di Vigarano è solo la punta dell’iceberg: “Alcuni cibi sono già marchiati – aggiunge il vicedirettore -, altri pronti per essere autenticati”. E arrivano da tutte le parti d’Europa. Dal Nord come da Est.

Soci e dirigenti di Coldiretti, ad ogni modo, saranno operativi sia lunedì sia martedì già a partire dalle 8 del mattino. E fino alle 17. Impegno massimo per controllare che il ‘Made in Italy’ sia veramente tale, perché al di là della salute, c’è anche un mercato da tutelare. Alimenti stranieri portano ad un abbassamento generale dei prezzi, ad una concorrenza insostenibile per i produttori locali. La guerra contro l’illegalità è dura, come alzarsi in piena notte per affrontare un lungo viaggio verso il freddo, ma il bene del Paese passa anche e soprattutto attraverso battaglie così.

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