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Cinema, Mongini: "Quando Bud Spencer recitò in un film di Dario Argento"

L'autore ferrarese racconta dell'ideazione del Museo della fantascienza e di come suggerì una sequenza di '4 mosche di velluto grigio'

La rassegna popolare 'SpencerHill' radunerà i fan del duo comico del cinema nella città estense, nel mese di giugno del prossimo anno. Tornando indietro nei decenni, una traccia della presenza a Ferrara di Bud Spencer e Terence Hill riporta al dicembre del 1970, quando gli attori giunsero al cinema Apollo in occasione di una proiezione e della consegna di un riconoscimento.

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Eppure, esiste anche un altro precedente che lega, in maniera più sottile e meno diretta, uno degli storici componenti della coppia alla città estense. Nel 1971, infatti, esce nelle sale una pellicola diretta dal maestro dell'horror Dario Argento. Bud Spencer figura nel cast, interpretando uno dei personaggi del thriller in uno scenario decisamente più cupo e lontano dalle sue atmosfere. E a ispirare al regista una sequenza del film è l'autore e produttore ferrarese Giovanni Mongini, esperto di fantascienza nato a Quartesana.

"L'idea - ha ricordato Mongini - mi venne dopo aver visto un'immagine, sfogliando le pagine de 'La settimana enigmistica'. Era una scena che riguardava la pesca. Proprio in quel periodo Dario Argento, che avevo conosciuto attraverso il mio amico regista Luigi Cozzi, stava lavorando alla sceneggiatura della pellicola '4 mosche di velluto grigio' ed era alla ricerca di una sequenza efficace e funzionale alla trama. Capitò così che, chiacchierando con lui, gli suggerii gli elementi per una scena in base a quell'immagine in cui mi ero casualmente imbattuto". 

Un film, quello di Dario Argento degli inizi degli anni Settanta, dove peraltro coesistono nell'intreccio narrativo la convinzione che sia stato commesso un delitto e l'eventualità che un fotogramma ne sia stato immortalato. Ingredienti destinati a richiamare 'Blow-Up', storico film del regista ferrarese Michelangelo Antonioni del 1966. "Ricordo - ha aggiunto Mongini - che mi dissero che a Bud Spencer piacque molto l'idea di uscire un po' dagli schemi dei suoi soliti personaggi, e dimostrò molta disponibilità a vestire i panni di un vagabondo in un giallo, che si rifugia in una baracca ed è dedito a cibarsi di pesci invece di mangiare carne o fagioli". Il genere giallo, con le sue ramificazioni nell'horror e nel thriller, non rappresenta però il territorio narrativo privilegiato Mongini, che ha dedicato la maggior parte dell'esistenza alla fantascienza

Dalla creazione della cineteca 'Pleiadi' alla scrittura di corposi volumi sul tema, senza trascurare l'organizzazione di manifestazioni e convention, gli incontri con artisti degli effetti speciali come Carlo Rambaldi, "una persona squisita per gentilezza e disponibilità", e un'attitudine a collezionare meticolosamente oggetti del ramo fantascientifico, dai libri ai gadget fino a svariati modellini, destinati a dar vita a un vero e proprio museo. Che da Gaiba si è trasferito a Ficarolo. "Attualmente - ha concluso Mongini - il Museo della Scienza, fantascienza, aeronautica e astronomia è nella mia abitazione. E' un museo privato aperto al pubblico interessato". Come al pubblico è rivolto l'invito a partecipare a un incontro con Giovanni Mongini e Dino Marsan, giovedì 11 aprile alle 18 al Caffé Centro storico. Un appuntamento all'insegna della fantascienza promosso dall'associazione Pro Art e caratterizzato dalle letture di Ilaria Zeri, dove i due autori dialogheranno con Riccardo Roversi.  
 

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