Venerdì, 19 Luglio 2024
L'intervista / Arginone / Via Arginone

Carcere, Presini: "La recidiva è molto bassa dove si scommette sulle attività rieducative"

Il curatore del progetto del giornale 'Astrolabio' racconta come si articola il lavoro della redazione

Una finestra su un luogo che tende a sfuggire agli sguardi del mondo esterno, pur essendo collocato all'interno del tessuto urbano. Se in tempi antichi l'astrolabio era uno strumento astronomico utile a individuare la posizione dei corpi celesti, il nome di questo antenato del navigatore moderno è stato preso in prestito per raccontare quanto avviene nel carcere. Dietro il giornale dell'Arginone, infatti, c'è un progetto editoriale che tenta di creare un ponte fra le comunità dentro e fuori quello spazio fisico, dando voce ai reclusi e a chi opera nella casa circondariale 'Costantino Satta' per restituire una prospettiva sulle attività che vi si svolgono e sulle storie delle persone che la abitano. Attualmente, a curare il progetto è Mauro Presini.

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Da diversi anni, lei cura la realizzazione del giornale 'Astrolabio' del carcere 'Satta' di Ferrara. Che cosa rappresenta l'esperienza della redazione per i detenuti coinvolti?
"Chi partecipa alle attività della redazione fa una scelta di impegno e di responsabilità perché, essendo queste collocate in un orario che coincide con l'ora d'aria, dimostra un sincero interesse rinunciando a un momento importante della giornata. Inoltre rappresenta un momento di confronto e di condivisione di temi interni ed esterni al carcere in cui ognuno può intervenire rispettando le regole democratiche di una normale discussione civile". 

Come viene articolato il lavoro?
"Ci si incontra una volta la settimana per un'ora e mezza: si parla di quel che è successo in particolare a qualcuno o in generale. Se una persona ha scritto qualcosa la legge agli altri quindi si socializzano le riflessioni conseguenti. Se ho qualche articolo o brano di libro che ho scelto, lo leggo e lo si commenta insieme. Cerco di indirizzare la scrittura su alcuni argomenti, curando particolarmente l'aspetto della forma perché questa non dovrebbe risultare solo e sempre recriminatoria o rivendicativa ma una scrittura che, accogliendo le osservazioni critiche, le faccia seguire da un'adeguata parte propositiva. In ogni caso, chiunque è libero di scrivere sugli argomenti che ritiene interessanti". 

Una volta raccolti i testi, cosa avviene? 
"Quando si hanno gli scritti necessari per chiudere il numero, si fa attenzione nella distribuzione degli articoli in modo che ci possano essere autori diversi e quindi diversi punti di vista. Si concorda l'ultima pagina che, di solito, è dedicata a un personaggio importante che ha vissuto l'esperienza del carcere. Si discute di quali immagini potrebbero illustrare il numero, si guardano i disegni che hanno fatto altre persone dentro, e infine si sceglie la copertina. Una volta fatto questo, gli scritti, le foto e i disegni vengono spediti all'ufficio grafico che propone una bozza. Sistemata e corretta la bozza si distribuisce una copia per cella, se ne spediscono più di un centinaio di copie agli indirizzi selezionati quindi la si mette a disposizione su internet. Tutti i numeri di 'Astrolabio' sono scaricabili gratuitamente sul sito web del giornale".

Chi è sottoposto a una compressione della libertà inevitabilmente rielabora le proprie priorità. Quanto questa condizione si riflette nella scelta dei temi da trattare nel giornale?
"Le condizioni di vita delle persone ristrette condizionano in maniera forte i temi scelti in 'Astrolabio'. C'è però, da parte di tutti, il desiderio di non fare un giornale pesante, sia per chi lo legge da dentro che per chi lo legge da fuori. Quindi sono bene accetti articoli che non parlano solo della condizione carceraria ma che offrono un respiro più ampio che allarghi il punto di vista. Da qui nasce anche la scelta di usare fotografie o immagini che evochino armonia e bellezza. A noi sembra che ciò possa far sentire il bello e il buono che c’è attorno a noi".

Fra le questioni più pressanti per la comunità carceraria in generale, c'è il sovraffollamento. In quale misura questo problema tocca i detenuti dell'Arginone?
"I dati statistici, al 31 maggio 2024, presentano una situazione molto preoccupante anche per quanto riguarda la casa circondariale di Ferrara: a fronte di una capienza di 244 posti, i detenuti presenti sono 406 di cui 167 stranieri. Il problema andrebbe risolto non tanto con la costruzione di nuovi padiglioni che andrebbero a invadere spazi utili alla rieducazione ma provando ad attuare misure alternative alla carcerazione come la semilibertà, l'affidamento ai servizi sociali, la detenzione domiciliare".

Dallo sport al teatro, passando per la cura del verde, quanto sono importanti le attività dei detenuti in un'ottica di reinserimento sociale?
"E' ormai provato statisticamente che negli istituti penitenziari dove si scommette molto sulle attività rieducative, la recidiva sia molto bassa. Al contrario nelle carceri dove il lavoro e le attività trattamentali sono poche, la recidiva raggiunge quote anche del 70%. Quando una parte di opinione pubblica, indicando i 'cattivi' che stanno in carcere, vuole che si chiudono e che si butti la chiave, scordano che queste persone prima o poi sconteranno la loro pena e usciranno di nuovo nella società. Pertanto diventa indispensabile migliorare la qualità delle attività rieducative e offrire il giusto sostegno a chi esce dal carcere".

La fase dell'emergenza pandemica ha contribuito a vanificare l'incidenza di laboratori e le varie attività in carcere?
"Sicuramente le misure messe in atto durante la pandemia hanno bloccato tutte le attività per un periodo abbastanza lungo con forti conseguenze psicologiche sulla routine quotidiana di chi l'ha vissuta da dentro. Fortunatamente noi volontari abbiamo potuto rientrare prima del previsto, sottoponendoci alla necessaria profilassi, e ciò ha portato una maggiore tranquillità nelle persone detenute poiché il nostro rientro ha rappresentato una sorta di ritorno alla normalità".

Quanto è importante, per i detenuti e per la società 'fuori', la figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale?
"La figura del Garante è di un'importanza rilevante sia per chi sta dentro che per chi sta fuori perché, rappresentando un osservatore del rispetto dei diritti civili, riveste un ruolo di garanzia fondamentale. Va segnalata inoltre la gravità della scelta del Comune di Ferrara, distintosi in passato fra i primi per la nomina del Garante, di non averne ancora nominato uno nuovo nonostante le sollecitazioni della società civile e del Garante regionale stesso".

Oltre al suo impegno in carcere, lei è un maestro elementare. Quanti elementi di comunanza ritrova nelle due esperienze?
"I bambini e le persone detenute hanno in comune il fatto che non vengono considerati cittadini degni di esprimere il proprio pensiero nonostante la nostra Costituzione affermi che 'tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione'. Per questo curo orgogliosamente da più di 30 anni 'La Gazzetta del cocomero', il giornale dei bambini e delle bambine della scuola 'Bruno Ciari' di Cocomaro di Cona e altrettanto faccio da 8 anni con 'Astrolabio', il giornale del carcere di Ferrara. Penso ci sia bisogno di dare a tutte le persone la dignità che è dovuta, siano esse bambini o detenuti. 

Un'ultima riflessione?
"Il nostro Paese sta vivendo una grossa crisi non solo economica ma anche sociale, culturale ed educativa. Io credo che per cercare di risolverla si dovrebbe investire sulla cooperazione e non sulla competizione, sul lavoro vero e non su quello precario, sulla giustizia sociale e non sulle disparità di trattamento, sul rispetto della legalità e non sui condoni agli evasori. Ma soprattutto credo fortemente si dovrebbe praticare, in concreto, un modello educativo serio, rispettoso e inclusivo che restituisca a ciascuno di noi quell'umanità che ci sta mancando, quella fiducia nelle persone che ci permetta di vivere insieme e quella speranza in un domani migliore di cui abbiamo tutti bisogno".
 

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