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Aumenti rette Cra, Bertolasi (Confcooperative): "Regione intervenuta perché ne andava della sostenibilità del sistema"

La vicepresidente dell'organizzazione ha ricordato che molte cooperative hanno chiuso nel 2023, o hanno attinto da proprie risorse

L'argomento dell'aumento delle rette nelle Case residenza anziani continua a tenere vivo il dibattito politico. Un tema, sul quale è intervenuta anche Chiara Bertolasi, vicepresidente di Confcooperative Ferrara, area sociale, spiegando i motivi per i quali i gestori delle Cra, comprendenti cooperative sociali, privati e Asp, chiedevano da tempo alla Regione un adeguamento della remunerazione. "Dai beni di prima necessità, alle manutenzioni degli impianti, alle spese per garantire la sicurezza degli ospiti, tutto è aumentato. Il Covid, che ci ha visti in prima linea, in condizioni difficilissime, per assicurare l'assistenza alle persone non autosufficienti, aveva già messo a dura prova la nostra sostenibilità. Assicurare un servizio e alzarne il livello necessita di investimenti e questo le famiglie lo capiscono, il che ci gratifica molto perché significa che viene compreso il valore del nostro lavoro per i loro cari. Comunque in poco più di dieci anni l'aumento Istat è stato del 20% e le tariffe erano sostanzialmente rimaste invariate".

Da qui alla decisione della Regione di intervenire. Una decisione giunta "perché ne andava della sostenibilità dell'intero sistema sociosanitario. Molte cooperative hanno chiuso lo scorso anno e in quelli precedenti, segnati dalla pandemia, bilanci pesantemente in perdita, andando ad attingere alle proprie riserve, e quando parlo di riserve nell'impresa cooperativa significa che si va ad intaccare il capitale sociale versato dai soci. Questa situazione non poteva durare oltre. La Regione è intervenuta con risorse proprie nel 2022 aumentando di 3 euro la remunerazione e oggi con l'aumento di 4,10 euro al giorno sulla quota versata dalle famiglie. Le centrali cooperative avevano calcolato aumenti dei costi maggiori rispetto a quelli complessivamente riconosciuti, che però rappresentano sicuramente una boccata di ossigeno", ha evidenziato Bertolasi.

Una decisione regionale destinata a provocare polemiche, sulla quale si è soffermata la vicepresidente di Confcooperative. "Credo che a nessuno - ha aggiunto Bertolasi - abbia fatto piacere intervenire in questo modo. Va detto, per imparzialità, che la retta a carico delle famiglie non era mai stata ritoccata dal 2009 e che il sistema si reggeva, e si regge ancora, attraverso il Fondo regionale della non autosufficienza. Il discorso, invece, è un altro ed è più generale. Riguarda la sostenibilità del sistema sanitario e sociosanitario pubblico nel suo complesso, che richiederebbe un'allocazione di risorse ben più consistente. Queste risorse, per il meccanismo della sussidiarietà verticale, passano dallo Stato alle Regioni, e dalle Regioni ai distretti (ovvero i Comuni). Nessuno comunque fa accenno alle famiglie che stanno fuori dal sistema pubblico (che non copre tutto il fabbisogno di assistenza), ovvero che comprano servizi privati sui quali gli aumenti sono probabilmente intervenuti in maniera ben maggiore".

Una situazione, intorno alla quale Bertolasi ha rivolto una riflessione al futuro: "Viviamo in una Regione con un alto indice di vecchiaia, quindi il tema dell'assistenza alle persone anziane e disabili deve essere al centro delle agende politiche. La Regione assieme ai gestori e ai sindacati sta rivedendo il sistema di accreditamento sociosanitario che scade alla fine del 2024. E' un'occasione per riflettere sull'assistenza in generale, per aggiustare il tiro su ridondanze e rigidità che lo rendono meno efficace, senza rinunciare alla qualità che da sempre contraddistingue la nostra Regione".

Fra gli esempi pratici, il rapporto con la tecnologia in materia di assistenza. "Nelle Cra - ha concluso Bertolasi - l'assistenza infermieristica viene erogata secondo parametri ben definiti, ed è giusto. Ma se un gestore introduce macchine che automaticamente preparano la terapia per gli ospiti, riducendo anche i margini di errore, ecco, questo fattore produttivo (che ovviamente ha dei costi) non viene riconosciuto. Occorre quindi guardare alle possibilità offerte dalla tecnologia, saperle riconoscere, introducendo meccanismi di flessibilità nel sistema. Questo non significa sostituire il lavoro umano, che sarebbe un male, ma concentrarlo in attività che hanno più senso per la qualità dell'assistenza e delle relazioni umane, che sempre devono essere alla base di chi fa questo mestiere".

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