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Giovedì, 30 Maggio 2024
Cinema

L'anniversario di Adriana Berselli, una delle costumiste del cinema del Novecento

Lavorò con registi come Antonioni, Polański e Comencini, morì nel 2018 all'età di 90 anni

E' stata una delle più grandi costumiste del cinema, soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta, lavorando in tutto il mondo e collaborando con grandi registi come Michelangelo Antonioni, Roman Polański, Luigi Comencini. Ha inoltre 'vestito' attrici come Monica Vitti, Sophia Loren, Ava Gardner, Catherine Spaak, Karen Black. La ferrarese Adriana Berselli domenica avrebbe compiuto 95 anni. Se ne è andata cinque anni fa, nel 2018. Negli ultimi anni, col suo grande humour, ironizzava sulla sua longevità.

"Sono una delle ultime rimaste vive - ripeteva - e per questo mi chiamano ai convegni sui film storici. Finché vado, vado. Mi trovo sola nel nulla. Speriamo vada tutto bene”. Recentemente, a Ferrara, lo storico dell'arte Lucio Scardino in una pubblicazione  dal titolo 'Cinema, pittura, Ferrara. Quattro artisti ferraresi prestati alla settima arte' per La Carmelina edizioni, ne ha tratteggiato la storia, tra arte visiva e cinema.

Berselli esordì nel 1953 come costumista di un paio di film comici con Tino Scotti e Umberto Spadaro e fu subito scelta da un regista austro-tedesco, Georg Wilhelm Pabst, per il suo 'La voce del silenzio'. Per questa pellicola 'vestì' attori come Aldo Fabrizi e Jean Marais. Un 'trampolino di lancio' per la sua carriera che, negli anni, la portò a essere il punto di riferimento per i costumi in film diretti, tra gli altri, da Blasetti, Comencini, Freda, De Robertis, Risi, Camerini, Steno, fino al ferrarese Michelangelo Antonioni che nel 1960 le commissionò gli abiti per il celeberrimo 'L'avventura'

La sua lunghissima carriera ha toccato anche il Venezuela, dove si è dedicata per lo più al teatro, e l'Asia, dove ha lavorato per grandi produzioni americane. "Nata a Ferrara il 13 agosto del 1928, Adriana Berselli  si diplomò nel 1951, frequentando il corso di costume, presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma, da allora è stata protagonista assoluta, per un quarantennio, nell'ambito cinematografico, teatrale e televisivo in Italia ma anche all'estero, diventando un punto di riferimento assoluto. Ha collaborato  con grandi registi. Un grande vanto per la nostra città: Adriana Berselli resta e resterà un'icona incontrastata nel mondo del cinema, come costumista ma anche e soprattutto come artista geniale, spesso controcorrente", le parole dell'assessore comunale alla Cultura Marco Gulinelli.

"Con i registi - ha ricordato Berselli in un'intervista del 2016 al Centro sperimentale di cinematografia - ho sempre avuto un bellissimo rapporto. Due sono quelli che ho ammirato incondizionatamente per il modo che esprimevano di spiegare agli attori che cosa dovevano avere dentro. Sono stati Roman Polański e Luigi Comencini". E poi Antonioni, il celebre ferrarese premio Oscar, per cui Berselli lavorò ai costumi de 'L’avventura' e curò personalmente gli abiti di scena, in particolare, di Monica Vitti. La regina dei costumi ferrarese ricordava: "Antonioni mi disse: 'In questo film non deve esistere la moda, nel film deve emergere la grande differenza tra Monica (Vitti, ndr), invitata in una gita alle Eolie da un'amica molto più ricca di lei, e gli altri'. Mi aveva chiesto abbigliamento a tinte unite, ma, una volta letta la sceneggiatura e considerate le ambientazioni, era fondamentale utilizzare vestiti che si vedessero. Glielo dissi, portandogli campioni di stoffa. E alla fine girammo con vestiti colorati, a pois, appunto: che si vedessero da lontano. Poi Monica, in un negozio, in Sicilia, si innamorò di un tailleur nero a pois bianchi molto carino, ma che nel film la faceva 'borghese' come gli altri personaggi, senza che questo 'stacco' avesse una giustificazione. Tuttavia volle conservarlo per le riprese. Il mio cuore sanguina ancora per quelle scene, ma alla fine quella è passata alla storia come una delle sue immagini più celebri sul set".  

Della stessa Vitti Berselli diceva: "E' stata una delle persone più ironiche, con più senso dell'umorismo, più osservatrici che abbia mai conosciuto. 'L'avventura' fu un film faticosissimo, funestato da una tromba d'aria sul set, dal cambiamento di tre produzioni. Ci trovammo a nutrirci con latte condensato, ma eravamo tutti 'pazzi' per Antonioni, pronti a sacrifici pur di lavorare al suo fianco". Assai suggestiva è anche la definizione della settima arte che la maestra degli abiti di scena amava dare: "Mi piace definire il cinema come 'illustrazione animata' atta a presentare la costruzione dall'esterno di un eroe il quale, attraverso il suo abbigliamento, deve permettere al regista di far coincidere l'aspetto fisico dell’attore da lui scelto, col personaggio da lui immaginato".
 

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