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Sabato, 18 Maggio 2024
Ambiente

Biogas, il Coordinamento dei comitati contrari espone un documento con le richieste

Fra le argomentazioni, l'individuazione di impianti di piccole dimensioni che producano compost

Un documento elaborato dal Coordinamento provinciale dei comitati contrari al biometano e biogas, per esporre le argomentazioni in relazione a pianificazione di impianti e ulteriori strade da percorrere.

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Sono riassumibili in una dozzina le richieste provenienti nel testo, che è stato illustrato nel corso di una conferenza promossa dalla Rete Giustizia Climatica. Nel dettaglio, viene chiesta una "pianificazione degli impianti" al fine di "evitare il cumulo di impianti in zone circoscritte". Ulteriore finalità è "valutare il cumulo degli impatti, non tenendo conto solo della distanza fra gli impianti ma delle ricadute complessive a livello territoriale: ettari di coltivazioni necessari, distanze delle biomasse, ricadute sulla viabilità, ricadute ambientali".

Nel testo viene evidenziata l'intenzione a "non approvare nuovi impianti in provincia di Ferrara", in quanto "quelli presenti manifestano un'impronta ecologica già al limite", e la volontà a "non autorizzare la trasformazione di biogas in biometano evitando la costruzione di nuove infrastrutture di distribuzione" e "rinaturalizzare i siti come previsto dalle Au".

Spazio, quindi alla scelta di "non autorizzare gli impianti ai quali scade l'Aua, con "l'unica deroga per gli impianti legati alle aziende agrarie e di piccole dimensioni", Inoltre viene chiesto di "considerare il digestato un rifiuto industriale", di "inviarlo agli impianti di depurazione prima della distribuzione nel terreno", e di "prevedere l'analisi chimica del digestato che deve essere congruente con il piano di concimazione che l'azienda deve obbligatoriamente elaborare".

Inoltre, viene evidenziato che  "il digestato palabile mescolato con materiale cellulosico deve essere sottoposto a trattamento aerobico per almeno 120 giorni per consentire la sua trasformazione in compost e verificare chimicamente la presenza di acidi umici e fulvici", senza trascurare di "verificare nel digestato, sia liquidi che palabile, la presenza di salmonelle, botulino e sottoporlo a un processo di pastorizzazione".

E' quindi sottolineato di "verificare nel digestato palabile e non la presenza di pesticidi (Pfas e Glifosate) e di metalli pesanti". Viene posto l'accento, dunque, "nelle eventuali autorizzazioni" di richiedere "obbligatoriamente il Programma di riconversione o ammodernamento dell'attività agricola, quale strumento finalizzato alla dimostrazione dell'esigenza di interventi di nuova costruzione di fabbricati produttivi per le aziende agricole, ivi compresi gli ampliamenti dei fabbricati esistenti".

Il documento ha aggiunto "nel caso di nuove autorizzazione, o di rinnovo", di "prevedere attività di coinvolgimento della popolazione e obbligatoriamente prevedere la partecipazione nella conferenza dei servizi di una rappresentanza del comitato provinciale o locale", evidenziando che "in sede di autorizzazione sia garantita la valutazione contestuale degli interessi pubblici coinvolti, mettendo a confronto sia gli interessi degli operatori economici sia gli interessi di cui sono titolari singoli cittadini e comunità che devono trovare nell'ente locale il loro massimo rappresentante e garante".

Infine, viene rimarcata la possibilità di "individuare un'altra strada: si può ragionare di impianti di piccole dimensioni, alimentato da matrici corrette, che non producano né biometano né digestato, ma compost, che si riferiscano a una logica di prossimità territoriale e riescano quindi a superare le criticità relative all'inquinamento e alla situazione odorigena. Parliamo della possibilità di costruire impianti di compostaggio aerobico di piccole dimensioni o di 13 comunità, questi sì che potrebbero essere opportunamente incentivati, e che si muovono entro l'impostazione dell'economia circolare, per cui si ricicla la materia e si utilizzano fonti realmente rinnovabili".

Il progetto dell'impianto a Villanova

Nel frattempo, da parte dei "residenti che da anni si oppongono alla realizzazione del megaimpianto per la produzione di biometano", è giunto "uno strascico di grande amarezza" per l'incontro organizzato dal sindaco in carica e candidato sindaco Alan Fabbri a Villanova nella serata di mercoledì 8 maggio. L'invito a un incontro con i cittadini poteva lascia pensare alla possibilità che fosse coinvolta tutta la comunità, di essere informati e aggiornati su come sta evolvendo il progetto e soprattutto era legittima l'aspettativa che fossero almeno delineate e condivise le problematiche più pressanti del vivere quotidiano in questo territorio, le scelte fatte finora e le ipotesi di intervento future".

Il comitato di cittadini ha evidenziato che "la scelta pur legittima del sindaco Fabbri di rapportarsi attraverso un breve comizio elettorale ha tolto a noi ogni aspettativa altrettanto legittima di confronto", aggiungendo che "a nulla è valso in questi ormai due anni e mezzo aver dimostrato che le nostre richieste sono state rivolte a tutti gli enti, le istituzione e le agenzie coinvolti nell'autorizzazione della centrale biometano, che a tutti abbiamo chiesto conto degli aspetti e dei passaggi che riteniamo tuttora essere da approfondire rispetto a un intervento che cambierà in maniera irreversibile il nostro territorio e del quale non conosciamo a sufficienza le ricadute". 

Da qui alla considerazione che "conosciamo la complessità delle leggi che regolano gli interventi in materia energetica, conosciamo la forza delle società che decidono di impiantare queste attività finanziate con fondi pubblici e con scarsissime ricadute economiche sui territori ma quale aspettativa è più legittima di quella di sentirsi tutelati dalla Amministrazione che ha il compito di governare la nostra città e quelle che ormai chiamiamo con enfasi le Frazioni?".

Infine un cenno, alla richiesta di confronto con gli altri candidati sindaci. "Anna Zonari e Fabio Anselmo sono già venuti e invitiamo, se vorrà venire, Daniele Botti. Nessuno ha chiesto alla candidata e al candidato di risolvere da un giorno all'altro i problemi o di fare facili promesse preelettorali ma per noi riuscire a formalizzare i bisogni più pressanti e a volte poco condivisi è stato un assaggio di possibilità di riuscire a farsi ascoltare come comunità, di andare oltre la soluzione di piccoli problemi individuali o contingenti, di intravvedere cambiamenti
più importanti e di qualità".

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