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Lutto

Addio a Roberto Pazzi, è morto lo scrittore e giornalista

L'autore di opere di prosa e poesia è scomparso all'età di 77 anni

La cultura è in lutto per la scomparsa dello scrittore e giornalista Roberto Pazzi. Nato ad Ameglia, in provincia della Spezia, il 18 agosto del 1946, è vissuto a Ferrara dove frequentò il liceo Ariosto. Gli studi universitari lo hanno condotto a laurearsi in Lettere classiche a Bologna con una tesi in estetica sulla poetica di Umberto Saba. Ha insegnato all'ateneo estense Antropologia culturale e filosofia della storia, e a Urbino Sociologia dell'arte e della letteratura. Nella città di Ferrara, nel 2014 ha fondato la scuola di scrittura creativa Itaca. L'ultima edizione si era tenuta proprio questo autunno a palazzo Diamanti, con un numeroso seguito di iscritti. 

Tradotto in oltre una ventina di lingue, ha esordito in ambito poetico con una silloge apparsa sulla rivista 'Arte e poesia' nel 1970. Da lì a una corposa produzione di raccolte di versi. Un elenco che da 'L'esperienza anteriore' (I dispari, 1973) e 'Versi occidentali' (Rebellato 1976), prosegue fino a 'La gravità dei corpi' (Palomar, 1998, Premio Frascati, Premio Calliope, Premio Marineo), 'Talismani' (Marietti, 2003) e 'Felicità di perdersi' (Barbera, 2013). Il 2020 è l'anno di pubblicazione, con La nave di Teseo, di 'Un giorno senza sera'. Un'antologia personale della propria poesia con testi editi e inediti dal 1966 al 2019. Opera destinata al Premio Regium Julii 2020. 

Il suo debutto nella narrativa è con 'Cercando l'Imperatore', (Marietti 1985, Garzanti 1988, Tea 1997, Marietti 2004, Premio Bergamo, Premio Hemingway, Premio Selezione Campiello 1985). Spazio dunque ad alcuni romanzi come 'La principessa e il drago' (Garzanti 1986, finalista Premio Strega 1986, Premio Rhegium Julii, Premio Piombino), 'La malattia del tempo' (Marietti 1987, Garzanti 1991), 'Vangelo di Giuda' (Garzanti 1989, Superpremio Grinzane Cavour 1990, ristampato da Baldini&Castoldi nel 1999, da Sperling & Kupfer nel 2006 e da Bompiani nel 2015), 'La stanza sull'acqua' (Garzanti 1991, ristampato da Bompiani nel 2012).

'Le città del dottor Malaguti' (Garzanti 1993, Premio Castiglioncello, Premio Catanzaro) rappresenta l'opera che segna un approdo a temi del presente. L'elenco dei romanzi successivi prevede titoli come 'Incerti di viaggio' (Longanesi 1996, Premio Selezione Campiello, Superpremio Penne-Mosca 1996), 'Domani sarò re' (Longanesi, 1997), 'La città volante' (Baldini & Castoldi 1999, finalista al Premio Strega, in ristampa da Frassinelli). Una produzione vasta e caratterizzata da premi che attraversa i decenni, consegnando titoli come 'Mi spiacerà morire per non vederti più' (Corbo, 2010), 'D'amore non esistono peccati' (Barbera, 2012), 'La trasparenza del buio', (Bompiani, 2014). 'Verso Sant'Elena' (Bompiani 2019, Premio Porta D'Oriente) e 'Hotel Padreterno' (La nave di Teseo, 2021) accompagnano l'ultimo periodo delle sue opere edite. 

"Ciao Roberto Pazzi, amico di una vita. Te ne sei andato - ha commentato l'editrice e regista Elisabetta Sgarbi - quando è arrivato il tuo ultimo, finale libro, 'Doppia vista': uno scambio tra vita e vita, tra vita terrena e vita letteraria, che ha eluso la morte, scambio di cui solo i veri scrittori sono capaci. Ci costringerai a parlare non della tua assenza, ma della tua presenza nelle tue pagine letterarie. Hai voluto così".

Il sindaco Alan Fabbri ha aggiunto che "Ferrara perde un suo grande faro. Roberto Pazzi, apprezzato in tutto il mondo, era un grande scrittore e poeta, era un intellettuale, nessuno come lui ha saputo descrivere la sua città, cui era profondamente legato". L'assessore comunale alla Cultura Marco Gulinelli, che dello scrittore è stato anche allievo e amico, ha evidenziato che "con Roberto Pazzi perdiamo un uomo di cultura e di vita, un poeta che ha lasciato un segno profondo nella letteratura e nella cultura di tutto il Paese. Ferrara è stata da sempre la sua città d'elezione e fonte di ispirazione per le sue poesie e per il suo romanzo 'La città volante'". 

Anche il presidente della Fondazione Ferrara Arte Vittorio Sgarbi ha commentato la scomparsa dell'autore. "Roberto Pazzi - ha ricordato Sgarbi - è il poeta che più di tutti ha sentito Ferrara come una città dell’anima, dove vivere e morire, come è stato, in una dimensione inevitabilmente metafisica. Le sue poesie, i suoi libri, i suoi racconti ci accompagneranno come momenti della vita e della sensibilità ferrarese più autentica. Che non ha niente di locale o di provinciale ma è la dimensione universale della provincia. Ferrara è stata la sua vita, e Roberto poteva ripetere per sé i versi di Ludovico Ariosto: 'S'io non fossi d'ogni cinque o sei / Mesi stato uno a passeggiar fra il Domo / E le due statue de' Marchesi miei / da sì noiosa lontananza domo / già sarei morto… '. Ferrara era per lui (e per noi) la città necessaria, di qua o di là. E a Ferrara vivrà la sua morte". 

La consigliera regionale Marcella Zappaterra ha sottolineato che "con la scomparsa di Roberto Pazzi, Ferrara perde una delle figure cardine della cultura di questi ultimi decenni. Sentite condoglianze ai cari".

Marcello Corvino, direttore artistico del Teatro Comunale ha spiegato che "il prossimo 18 dicembre presenteremo la prima edizione del festival della poesia. Il progetto prevedeva la centralità del massimo poeta ferrarese nonché del panorama italiano, Roberto Pazzi. Le ultime telefonate con Roberto per definire le sue due lectio magistralis in programma per il festival risalgono a una decina di giorni fa, quando con gioia accolse la mia proposta di leggere uno dei suoi poeti preferiti Giovanni Testori. Roberto Pazzi resterà presente nel festival attraverso le sue opere poetiche preziose e rare, e il festival di poesia sarà a lui dedicato. La scomparsa di Roberto Pazzi segna una perdita enorme per l'Italia che ama la poesia, crea un vuoto incolmabile nella vita culturale ferrarese, e il Teatro Comunale di Ferrara perde un amico e un punto di riferimento insostituibile in avventure letterarie del recente passato e future".

Anche Sara Conforti, vicesegretaria comunale con delega alla cultura e al turismo del Partito Democratico, ha ricordato la figura di Roberto Pazzi, citando le stesse parole dello scrittore scomparso quando scriveva in 'Come nasce un poeta' (Minerva), che "Ferrara è il mio buen retiro" e che "la sento profondamente mia". Conforti ha evidenziato la "citazione che ricorre nei ricordi di queste ore di smarrimento e tristezza che testimonia il grande, profondo e umano legame di Pazzi con la sua città. Amava dire che era stato scelto da Ferrara e doveva fare i conti lei. L'ha fatto con ostinazione, dedicandosi a 'nutrire' le menti attraverso l'insegnamento prima, a cui riconosceva il ruolo indispensabile di fornire ai giovani gli strumenti per giocare un ruolo 'civile' e 'politico' nelle accezioni più nobili, poi attraverso i suoi versi e la sua prosa, gli interventi nel dibattito pubblico, la sua 'Itaca' che non possiamo non vedere come un baluardo di quel produrre cultura che è stato per anni cifra distintiva della città".

Sara Conforti ha aggiunto che ne 'La città volante', "Pazzi immagina una città che prende il volo e si eleva dalla pianura dove sorgeva. Forse è da lassù che dovremmo guardarci e fuori di metafora Roberto Pazzi ci ha insegnato a far questo. Diversi anni fa, da visionario quale era, lanciò l'idea di 'riscoprire' il canale Panfilio, liberando così lo scorcio più magico e suggestivo della città dalla morsa soffocante del traffico. Un progetto di cui avrebbe parlato il mondo come il progetto mura o il parco Bassani. Oggi le città più scelte dai turisti ampliano le loro zone pedonali, dirottato verso l'esterno il traffico automobilistico e commerciale, così da svelare la loro vera anima", concludendo che "Ferrara rischia di diventare un luogo 'usato' che perde passo dopo passo la sua unicità. C'è un bisogno connaturato di 'intellettuali illuminati' a indicare strade che spesso non riusciamo nemmeno a intravedere. Questo ci ha insegnato Pazzi, a tenere alto lo sguardo. Questo la sua morte non ci sottrae, anzi ci consegna un testamento ideale a cui non dobbiamo abdicare: l'insegnamento, la cultura, la visione, l'impegno civico. Grazie professore per tutti gli spunti, le riflessioni, le critiche, perché ci sferzano a migliorare".
 

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